Il costo del gasolio torna a pesare in maniera significativa sulle imprese dell’autotrasporto. Il prezzo medio del diesel in modalità self service ha infatti superato quota 2,10 euro al litro sulla rete ordinaria, arrivando a 2,107 euro, mentre sulle autostrade ha raggiunto i 2,181 euro. Continua a salire anche il prezzo della benzina, che si attesta a 1,942 euro sulla rete stradale e supera i 2 euro al litro in autostrada.
Tra le aree più colpite c’è la provincia di Bolzano, dove il diesel costa mediamente 2,144 euro al litro, uno dei valori più alti d’Italia, davanti anche a Sicilia (2,142 euro) e Friuli-Venezia Giulia (2,133 euro).
A lanciare l’allarme è CNA FITA Trentino Alto Adige, che evidenzia come la recente riduzione delle accise, pur avendo favorito gli automobilisti, abbia prodotto effetti negativi per le aziende dell’autotrasporto professionale. Il rimborso riconosciuto alle imprese con mezzi superiori alle 7,5 tonnellate e di categoria Euro 5 o superiore viene infatti calcolato sulla differenza tra l’accisa ordinaria e quella agevolata del gasolio commerciale. Con la diminuzione delle accise, si riduce automaticamente anche il credito d’imposta spettante alle imprese.
Nel secondo trimestre del 2026 le continue modifiche fiscali hanno determinato tre differenti livelli di rimborso, con una progressiva riduzione del beneficio. Secondo una simulazione effettuata da CNA, un’azienda che abbia consumato circa 9.000 litri di carburante nel trimestre vede il credito fiscale ridursi da oltre 2.000 euro a circa 1.130 euro.
«Si tratta di risorse che le imprese utilizzano abitualmente per compensare IVA, imposte sui redditi e altri versamenti fiscali», spiega Mirko Siviero, presidente di CNA FITA Trentino Alto Adige. «La loro consistente riduzione, proprio in un periodo ricco di scadenze tributarie, aumenta le difficoltà finanziarie di aziende già fortemente penalizzate dall’impennata dei prezzi del carburante».
Per l’associazione di categoria si tratta di un vero paradosso: le imprese stanno pagando il gasolio ai prezzi più elevati degli ultimi mesi, ma allo stesso tempo ricevono un credito fiscale sensibilmente inferiore, con una conseguente perdita di liquidità.
A incidere sul prezzo finale è anche il peso della fiscalità. Secondo CNA FITA, oltre la metà del costo del diesel in Italia è rappresentata da tasse: il 34,4% deriva dalle accise e il 18% dall’IVA, per un’incidenza complessiva del 52,4%. Un livello superiore rispetto a quello registrato nelle principali economie europee, dove il peso fiscale sul diesel si ferma al 47,9% in Francia, al 40,4% in Germania e al 32,1% in Spagna.
CNA FITA chiede quindi misure in grado di sostenere concretamente il comparto dell’autotrasporto, sempre più sotto pressione a causa dell’aumento dei costi energetici e della crescente instabilità dei mercati internazionali.
