mercoledì, Ottobre 14, 2026
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Emergenza freddo in Alto Adige, scontro in Consiglio sui senzatetto: respinta la mozione dei Verdi per l’aumento dei posti letto

by Massimiliano Maglione

Brigitte Foppa chiedeva più posti letto per l’inverno, un piano vincolante per l’emergenza freddo e un numero attivo 24 ore su 24. Kompatscher: «Con il grande freddo può intervenire la Protezione civile». Al centro del dibattito anche i lavoratori che non riescono a permettersi un alloggio.

BOLZANO – Nessuno dovrebbe essere costretto a dormire per strada durante l’inverno, soprattutto in una provincia ricca come l’Alto Adige. È il principio alla base della mozione n. 462/26 presentata da Brigitte Foppa, insieme a Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler del Gruppo Verde, per chiedere nuove misure a sostegno delle persone senza dimora. La proposta è stata respinta dal Consiglio provinciale con 14 voti favorevoli, 16 contrari e 2 astensioni.

Il confronto ha portato in aula una questione che riguarda non soltanto l’emergenza invernale, ma anche la disponibilità di alloggi, il coordinamento tra istituzioni e servizi sociali e il fenomeno crescente delle persone che, pur avendo un lavoro, non riescono a sostenere i costi di una casa.

A luglio 261 persone senza un posto fisso dove dormire

Nel presentare la mozione, Foppa ha ricordato che nel luglio 2026, secondo i dati citati in aula, 261 persone in Alto Adige non disponevano di un posto fisso dove dormire. Circa il 30% risultava essere di passaggio sul territorio.

La consigliera ha sottolineato che il problema non è esclusivamente stagionale, ma diventa particolarmente grave durante i mesi freddi, quando trascorrere la notte all’aperto può rappresentare un serio pericolo per la salute.

Per l’inverno 2026/27 la Provincia ha indicato una disponibilità massima di 240 posti nei centri di accoglienza notturna invernale, oltre ai posti attivi durante tutto l’anno. La dotazione comprende 40 posti di emergenza, 25 posti del progetto Dormizil e ulteriori disponibilità distribuite sul territorio: 70 a Bolzano, 45 a Merano, 20 a Bressanone, 20 a Brunico e 20 a Laives.

Secondo Foppa, tuttavia, non è possibile prevedere con certezza quante persone avranno bisogno di un riparo durante l’inverno. Per questo sarebbero necessarie ulteriori capacità di riserva e un sistema capace di distribuire l’accoglienza sull’intero territorio provinciale.

Sette richieste per affrontare l’emergenza freddo

La mozione chiedeva alla Giunta provinciale di intervenire su sette fronti: predisporre posti letto e alloggi di emergenza sufficienti e sicuri, prevedendo anche capacità di riserva; elaborare un piano vincolante per stabilire quando attivare ulteriori posti e chi debba occuparsene; valutare il sostegno ai progetti di Housing First attraverso i fondi europei FSE+.

Tra le altre proposte figuravano la disponibilità di servizi igienici pubblici e armadietti sicuri per gli effetti personali, un migliore coordinamento tra Comuni, servizi sociali e associazioni, l’istituzione di un numero telefonico dedicato all’emergenza freddo attivo 24 ore su 24 e la garanzia di un riparo sicuro per chi si trova in una situazione di pericolo immediato, indipendentemente dalla nazionalità e dallo status di residenza.

Foppa ha insistito sulla necessità di un approccio strutturale, che non si limiti a predisporre posti letto nei mesi invernali, ma comprenda prevenzione, accesso ad alloggi sostenibili e assistenza sociale.

Repetto: «In una terra ricca nessuno dovrebbe morire congelato»

Sandro Repetto (Partito Democratico) ha sostenuto la proposta, affermando che su un tema simile non dovrebbe nemmeno essere necessario discutere.

Il consigliere ha richiamato il dibattito sul sistema SAI, il Sistema di accoglienza e integrazione, ricordando il voto contrario espresso dal Consiglio comunale di Bolzano a una proposta relativa al sistema di accoglienza. Ha inoltre criticato la mancanza di risorse e progettualità sufficienti, secondo la sua valutazione, per affrontare la situazione.

Repetto ha ricordato i tentativi compiuti in passato, quando era assessore comunale alle Politiche sociali, insieme all’allora assessora provinciale Martha Stocker, per distribuire le persone senza dimora sul territorio attraverso il programma Sprar, predecessore del sistema SAI.

Per il consigliere, in una provincia di confine è inevitabile che vi siano persone in transito prive di un alloggio. Servono quindi soluzioni concrete e un rapporto più chiaro tra istituzioni pubbliche e associazioni impegnate nell’assistenza.

Anche Alex Ploner (Team K) ha richiamato la necessità di misurare il valore di una società dal modo in cui tratta le persone più fragili. Il consigliere ha evidenziato il caso di chi possiede un contratto di lavoro ma non riesce comunque a trovare una sistemazione, citando il progetto Dormizil e le difficoltà segnalate dai suoi responsabili.

Ploner ha ricordato anche la proposta, avanzata in passato, di utilizzare conventi non più occupati per offrire alloggi, sottolineando come oggi il problema non riguardi soltanto la povertà estrema, ma anche l’impossibilità di pagare un affitto con il proprio stipendio.

Knoll e Leiter Reber: servono anche assistenza e personale

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha condiviso la necessità di impedire che le persone dormano all’aperto durante il gelo, ma ha avvertito che la questione non può essere risolta esclusivamente aumentando il numero dei posti letto.

Secondo Knoll, occorre garantire anche personale, assistenza e sicurezza nelle strutture. Ha inoltre osservato che alcune persone rifiutano di entrare nei centri di accoglienza e che le politiche adottate dovrebbero tenere conto anche di questo aspetto.

Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha ricordato le linee guida provinciali del 2017, sostenendo che per molto tempo l’assistenza alle persone senza dimora è stata portata avanti soprattutto dai volontari. Ha riconosciuto le misure avviate dalla Giunta, ma ha giudicato difficile garantire che nessuno possa più morire di freddo.

Il consigliere ha inoltre richiamato il fenomeno dei lavoratori, compresi gli stagionali del settore turistico, che non riescono a trovare un alloggio accessibile. Un problema che, secondo Leiter Reber, dovrebbe essere affrontato anche coinvolgendo i datori di lavoro, in un territorio che ha bisogno di personale per sostenere la propria economia turistica.

I Verdi: «A Bolzano 50 persone con un lavoro vivono in strada»

Madeleine Rohrer, cofirmataria della mozione, ha definito la questione un problema strutturale, sottolineando che la possibilità di ritrovarsi senza una casa può dipendere da condizioni economiche e sociali molto fragili.

Rohrer ha citato il caso di circa 50 persone a Bolzano che, secondo quanto riferito in aula, avrebbero un posto di lavoro a tempo indeterminato pur vivendo per strada, richiamando anche situazioni di discriminazione legate al colore della pelle e alla religione.

Zeno Oberkofler ha invece criticato la maggioranza comunale di Bolzano per la bocciatura, avvenuta il giorno precedente, di una mozione relativa a un finanziamento nazionale per una struttura destinata alle persone senza dimora. Per il consigliere verde, respingere proposte di questo tipo significa rinunciare a soluzioni concrete davanti a un problema evidente.

Di segno opposto l’intervento di Anna Scarafoni (Fratelli d’Italia), che ha respinto le accuse di inerzia rivolte alle amministrazioni. Scarafoni ha ricordato che il Comune di Bolzano ha messo a disposizione 70 posti, oltre ad altri 20 per la Protezione civile.

La consigliera ha inoltre citato il caso di un giovane morto di freddo tre anni fa, affermando di aver verificato personalmente che all’epoca vi fossero posti disponibili nelle strutture, ma che il giovane non avesse voluto presentare domanda di ingresso.

Scarafoni ha difeso le regole di accesso ai centri, che prevedono la verifica della presenza sul territorio e la presentazione dei documenti presso l’Infopoint, sostenendo che tali procedure abbiano contribuito a evitare la necessità di interventi delle forze dell’ordine.

Kompatscher: «Con il grande freddo può intervenire la Protezione civile»

Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha chiarito che il principio relativo alla protezione delle persone in situazione di emergenza freddo, indipendentemente dalla nazionalità e dallo status di residenza, è già attuato. Ha tuttavia precisato che per l’accesso alle strutture è prevista l’identificazione tramite documento, in linea con le procedure adottate a livello europeo.

Kompatscher ha osservato che il fenomeno dei senzatetto è cambiato nel tempo: accanto alle situazioni di marginalità conosciute da anni, oggi si aggiungono quelle legate ai flussi migratori e alla cosiddetta working poverty, cioè la condizione di chi lavora ma non dispone di risorse sufficienti per permettersi un alloggio.

Il presidente ha ricordato che esistono strutture attive durante tutto l’anno e centri di accoglienza notturna invernale distribuiti sul territorio. Quando le temperature diventano particolarmente rigide, può intervenire la Protezione civile, con la possibilità di attivare ulteriori 60 posti letto a livello provinciale, di cui 20 a Bolzano.

Kompatscher ha inoltre richiamato la responsabilità dei datori di lavoro, soprattutto nei settori che necessitano di personale stagionale, sottolineando la possibilità di realizzare alloggi per i lavoratori.

Pamer: «Sette punti che coinvolgono competenze diverse»

L’assessora provinciale Rosmarie Pamer ha ribadito che trovare soluzioni per le persone senza dimora rappresenta una priorità del suo assessorato e che il confronto con i Comuni è già in corso.

Pamer ha tuttavia evidenziato che i sette punti della mozione coinvolgono competenze differenti, distribuite tra Provincia, Comuni e Protezione civile. Ha espresso sostegno al modello Housing First, ricordando che in passato sono stati finanziati cinque progetti per un totale di 7 milioni di euro.

Per quanto riguarda gli armadietti destinati alla custodia degli effetti personali e i servizi igienici pubblici, l’assessora ha richiamato la responsabilità dei Comuni. Ha inoltre ricordato l’esistenza di un tavolo di coordinamento tra i gestori dei centri di accoglienza, assicurando che il lavoro proseguirà per migliorare l’offerta.

Nella replica finale, Foppa ha contestato la distanza tra le dichiarazioni della Provincia e i messaggi provenienti dal Comune di Bolzano, respingendo le accuse di strumentalizzazione ideologica. «Si parla di cose pratiche e della ricerca di soluzioni, ma soprattutto di diritti umani», è stato il senso del suo intervento.

La mozione è stata infine respinta con 14 voti favorevoli, 16 contrari e 2 astensioni. Il confronto ha evidenziato un accordo di principio sulla necessità di tutelare le persone più fragili, ma anche profonde divergenze sulle regole di accesso all’accoglienza, sulle responsabilità istituzionali e sulle misure da adottare per affrontare l’emergenza abitativa in Alto Adige.

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