BOLZANO – Dietro ai sorrisi, ai social network e alle giornate scandite da scuola e sport, cresce un disagio silenzioso che coinvolge sempre più adolescenti anche in Alto Adige. A lanciare l’allarme è il nuovo rapporto dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile, presentato durante la seconda edizione della “Maratona Bullismo 2026”, che fotografa una generazione fragile, spesso incapace di chiedere aiuto.
I dati sono pesanti: il 38% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni dichiara di aver subito episodi di bullismo almeno una volta, mentre un adolescente su cinque ammette di aver pensato di farsi del male o di non voler più vivere. Crescono ansia, insicurezze e senso di inadeguatezza, con il 41% dei giovani che riferisce di sentirsi “mai abbastanza”.
Un quadro che trova riscontri anche sul territorio altoatesino, dove scuole, famiglie e associazioni sportive segnalano da tempo un aumento del disagio emotivo tra i più giovani. Non si tratta più soltanto di episodi evidenti di violenza o cyberbullismo, ma di forme più sottili di esclusione sociale, isolamento e fragilità psicologica.
Secondo il rapporto, infatti, le aggressioni fisiche rappresentano ormai una minima parte del fenomeno, mentre la forma più diffusa di sofferenza è l’emarginazione sociale. Un dato che preoccupa particolarmente anche educatori e insegnanti altoatesini, alle prese con ragazzi sempre più chiusi e difficili da intercettare.
A incidere è anche il rapporto con il digitale: il 44% degli adolescenti controlla continuamente il telefono e oltre la metà riconosce che algoritmi e social influenzano il proprio stato emotivo. Ancora più inquietante il fatto che il 31% dei giovani dichiari di sentirsi più compreso dall’intelligenza artificiale che dalle persone reali.
In Alto Adige, dove il tessuto sociale ha sempre fatto leva sulla comunità e sulle relazioni dirette, il fenomeno apre interrogativi importanti sul ruolo della famiglia, della scuola e delle attività extrascolastiche. Non a caso lo sport emerge come uno dei principali fattori protettivi: il 64% dei ragazzi lo considera fondamentale per il proprio equilibrio emotivo.
Ed è proprio dalle società sportive, dagli oratori e dalle associazioni giovanili del territorio che potrebbe arrivare una risposta concreta. In molte realtà bolzanine e altoatesine si stanno infatti moltiplicando progetti dedicati all’ascolto, all’inclusione e alla prevenzione del disagio.
“La vera sfida oggi – sottolineano gli esperti – è riconoscere il dolore prima che diventi invisibile”. Un messaggio che anche l’Alto Adige non può permettersi di ignorare.
