Ha scatenato un’ondata di indignazione il post pubblicato dal giornalista Roberto Parodi durante la sua permanenza a Merano per il Winefestival. Parodi, in un video rimbalzato rapidamente sui social, ha affermato: «Mi fa incazzare il fatto che qui ci sono tutti i cartelli in tedesco, tutti parlano tedesco, ma cosa parli tedesco? Nel 15-18 gli Alpini vi hanno conquistato. Viva l’Italia, parlare italiano visto che siamo in Italia».
Una dichiarazione che ha immediatamente acceso un tema delicato e sempre sensibile: la cultura dell’Alto Adige, la sua storia complessa, il bilinguismo tutelato dalla Costituzione e l’identità dei suoi abitanti.
Una “sparata” che riapre vecchie ferite
Nel territorio altoatesino le questioni legate all’italianità o meno della provincia, alla lingua e all’autonomia speciale rappresentano un nervo scoperto. Basti ricordare le polemiche periodiche attorno a personaggi pubblici come Jannik Sinner: ogni volta emergono posizioni radicali, timori identitari e frange separatiste sempre pronte a sfruttare il momento.
Il video di Parodi, infatti, è diventato immediatamente un assist per i movimenti indipendentisti, che non hanno perso occasione per cavalcare la polemica. In prima linea Sven Knoll, leader di Südtiroler Freiheit, che su TikTok ha risposto duramente:
«Questa proprio ci mancava. Che un giornalista “Walsche” venga a dirci che noi non possiamo parlare la nostra lingua a casa nostra. Mio caro signor Parodi, il Sudtirolo non è Italia, non lo è mai stato e mai lo sarà. E se questo non le aggrada, se ne resti a casa sua in Italia. Arrivederci!»
Un messaggio dai toni esplicitamente separatisti, perfettamente in linea con le battaglie del suo movimento, ma poco rappresentativo della maggioranza della popolazione locale.
Merano, città bilingue e multiculturale, risponde compatta: “Ha sbagliato”
Merano è nota per essere una delle realtà più equilibrate dell’Alto Adige, con una composizione quasi perfetta al 50% tra cittadini italiani e tedeschi. Una città dove convivenza e rispetto reciproco sono valori consolidati, pur con limiti e difficoltà.
La prova è arrivata dai commenti – centinaia – sotto al post di Parodi, per larga parte critici, provenienti da meranesi di entrambe le lingue:
«Il rispetto della Costituzione passa dal rispetto delle minoranze», scrive un utente, ricordando lo Statuto di Autonomia che garantisce tutela linguistica, convivenza pacifica e servizi bilingui. Altri commenti mettono in discussione l’equilibrio del giornalista: «Ha bevuto troppo al Winefestival?», oppure ironizzano su un presunto complesso d’inferiorità rispetto alle celebri sorelle Cristina e Benedetta Parodi. Qualcuno taglia corto: «Quindi cosa proponi? Una guerra come in Donbass?».
L’impressione generale è chiara: la comunità locale, italiana e tedesca, rifiuta le semplificazioni ignoranti che possono riaprire ferite storiche e alimentare divisioni inutili.
Autonomia e bilinguismo: gli anticorpi che hanno evitato un conflitto
Le parole di Parodi hanno riportato alla luce una verità spesso sottovalutata: la particolare autonomia dell’Alto Adige – perfettibile, criticabile, complessa – è ciò che ha evitato che questo territorio diventasse un’altra Irlanda del Nord, o un’altra zona di conflitto permanente.
Senza lo Statuto, senza la tutela della lingua tedesca, senza la proporzionale e la toponomastica bilingue, il rischio sarebbe stato quello di uno scontro etnico e identitario ben più profondo.
Proprio quei meccanismi che molti criticano sono invece le fondamenta della pace, del dialogo e della convivenza quotidiana.
Conclusione: un incidente utile? Forse sì
Parodi ha certamente “sparato grosso”, come molti hanno scritto. Ha dimostrato scarsa conoscenza della storia e della sensibilità locale. Ma la reazione della comunità altoatesina – ferma, intelligente, trasversale – mostra come questa terra abbia sviluppato anticorpi maturi.
Se, da un lato, le parole del giornalista hanno offerto un assist ai separatisti, dall’altro hanno mostrato quanto la società locale non voglia più lasciarsi trascinare in logiche di divisione novecentesche.
L’Alto Adige resta una terra complessa ma anche un laboratorio unico, dove differenze linguistiche e culturali convivono ogni giorno nonostante tutto. E, come recita uno dei commenti più apprezzati:
«La vera forza di questa terra non è scegliere una lingua, ma viverne due».
