La consigliera di parità della Provincia di Bolzano, Brigitte Hofer, interviene sul tema dell’odio online esprimendo pieno sostegno alla posizione della Commissione provinciale per le pari opportunità, che nei giorni scorsi ha denunciato il crescente fenomeno degli attacchi verbali e sessisti rivolti alle donne impegnate nella vita pubblica altoatesina.
Per Hofer, svolgere un incarico politico significa esercitare un’attività lavorativa che deve essere protetta come qualsiasi altra professione.
«Fare politica è lavoro e, come qualunque altro lavoro, deve poter essere tutelato. Non possiamo accettare che l’esercizio di un mandato pubblico esponga a un rischio che nessun altro lavoro giustificherebbe», afferma la consigliera di parità.
Un fenomeno in crescita
Negli ultimi mesi numerose amministratrici e rappresentanti istituzionali hanno denunciato pubblicamente insulti, minacce e commenti sessisti ricevuti sui social network. Secondo Hofer, si tratta di un fenomeno sempre più diffuso non solo in Alto Adige, ma in tutta Italia e in Europa, che colpisce in particolare le donne attraverso offese legate al genere, anziché al confronto politico.
La consigliera sottolinea inoltre che la violenza digitale riguarda sempre più spesso anche persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+, cittadini con background migratorio, minoranze linguistiche e, più in generale, chiunque si esponga pubblicamente per motivi professionali o civili.
Le richieste della Commissione
Hofer sostiene le proposte avanzate dalla Commissione provinciale per le pari opportunità, tra cui l’introduzione di una social media policy per istituzioni e media digitali e la creazione di un organismo dedicato alla mediazione nei casi di violenza online, affinché le vittime possano trovare un punto di riferimento e un sostegno concreto.
La violenza digitale è anche violenza sul lavoro
La consigliera ricorda che, quando gli attacchi online sono direttamente collegati all’attività lavorativa o a un incarico pubblico, devono essere considerati una forma di violenza sul lavoro.
A sostegno di questa posizione richiama la Convenzione ILO n. 190, recepita in Italia con la legge 4/2021, che riconosce anche la violenza esercitata attraverso le tecnologie digitali, e la Direttiva UE 2024/1385, che considera aggravante il fatto che un reato venga commesso nei confronti di una persona proprio perché ricopre un incarico pubblico.
Per questo motivo, istituzioni e datori di lavoro dovrebbero garantire formazione, tutela dei dati personali e un rapido accesso al supporto psicologico e legale per chi subisce episodi di odio online.
Conservare le prove e segnalare
A chi è vittima di insulti o minacce sui social, Hofer consiglia di non reagire impulsivamente, ma di conservare screenshot e altri elementi utili come prova e procedere con le segnalazioni previste. In questo senso richiama anche la campagna provinciale “Digitale è reale”, che fornisce indicazioni pratiche su come affrontare questi episodi.
In conclusione, la consigliera ribadisce che gli spazi digitali non devono trasformarsi in luoghi di odio e delegittimazione personale.
«Nessuna persona dovrebbe essere costretta a scegliere tra il proprio impegno pubblico e la propria serenità. Non si può, e non si deve, lavorare nella paura: né in rete, né nella vita reale. Difendere chi è bersaglio di odio nello svolgimento del proprio lavoro significa difendere la dignità del lavoro stesso e la nostra democrazia».
