giovedì, Maggio 7, 2026
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Referendum giustizia, Bolzano si divide: Andriollo (centrosinistra) esulta per il “no”, Repetto (centrodestra) difende la riforma

by Massimiliano Maglione

BOLZANO – Esiti contrapposti e letture politiche diametralmente opposte nel capoluogo altoatesino dopo lo spoglio delle schede del referendum sulla giustizia. A Bolzano città il “no” si impone con il 53% contro il 47% del “sì”, mentre a livello provinciale il risultato resta più equilibrato, con il 51% di “no” e il 49% di “sì”.

Se da un lato il centrosinistra rivendica il risultato come una difesa della Costituzione, dall’altro il centrodestra sottolinea la necessità di riformare un sistema giudiziario ritenuto inefficiente.

Tra le voci più critiche nei confronti della riforma c’è quella dell’avvocato e consigliere comunale Juri Andriollo, esponente del centrosinistra, che ha commentato con fermezza l’esito del voto: «L’esito del referendum nel comune di Bolzano e in provincia ha dimostrato che questa campagna referendaria, portata avanti dal governo e caratterizzata da uno scontro fortemente personalizzato, è stata impostata per sostenere una riforma più sul piano politico che nel merito».

Secondo Andriollo, molti cittadini «senza nemmeno comprendere fino in fondo il contenuto della riforma — anche perché non adeguatamente spiegata — hanno deciso di preservare i valori della Costituzione scritti dai nostri padri costituenti». Il consigliere sottolinea inoltre come «la vittoria del “no” serva a evitare la delegittimazione della magistratura, uno dei principali rischi legati all’eventuale approvazione della riforma».

Pur riconoscendo la presenza di alcuni elementi «indubbiamente interessanti», Andriollo critica duramente metodo e impostazione: «Il testo è stato scritto senza cercare dialogo, ponendo il voto di fiducia e utilizzando la forza del potere. Questo ha portato molti cittadini a ribellarsi a questo modo di fare politica».

Di segno opposto la posizione dell’avvocato e consigliere comunale Gabriele Repetto, esponente del centrodestra, che difende invece l’impianto della riforma e invita a non ignorare le criticità del sistema attuale.

“A seguito dell’esito del referendum, non si può che prendere atto di un’importante occasione mancata per il nostro sistema giudiziario. Si è infatti persa la possibilità di avviare una riforma strutturale capace di garantire una netta separazione delle carriere tra giudici e magistrati requirenti, principio fondamentale per assicurare la piena equidistanza del giudice, che deve rimanere terzo e imparziale rispetto alle parti del processo, accusa e difesa.
Allo stesso modo, è sfumata l’opportunità di intervenire in modo incisivo sulle criticità legate alle correnti interne al Consiglio Superiore della Magistratura, fenomeni che negli anni hanno evidenziato derive e distorsioni incompatibili con i principi di trasparenza e indipendenza che dovrebbero caratterizzare l’ordinamento giudiziario.
Si è inoltre rinunciato a istituire un organismo realmente efficace e indipendente in grado di valutare e giudicare il comportamento dei magistrati, rafforzando così la fiducia dei cittadini nella giustizia e nelle sue istituzioni.
Questa occasione mancata appare ancora più significativa se si considera il contesto in cui il referendum si è svolto: un dibattito fortemente politicizzato, nel quale le opposizioni hanno scelto di spostare il confronto su un piano ideologico, evitando un vero approfondimento tecnico-giuridico delle proposte di riforma. È mancato, quindi, un confronto nel merito, fondato su argomentazioni giuridiche solide e orientato all’interesse generale.
Resta oggi l’esigenza, non più rinviabile, di riportare al centro del dibattito pubblico una riforma della giustizia che sia seria, equilibrata e capace di rafforzare i principi di imparzialità, responsabilità e indipendenza, nell’interesse dei cittadini e dello Stato di diritto” ha commentato l’Avvocato Repetto.

Il risultato referendario fotografa dunque una realtà divisa: da una parte chi vede nel “no” una tutela dei principi costituzionali, dall’altra chi continua a chiedere con forza un cambiamento del sistema giudiziario.

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