Ieri (Mercoledì 17 settembre) il presidente dell’Istituto Friedman, Alessandro Bertoldi, si è recato a sud di Gaza, al valico di Kerem Shalom, principale punto di ingresso per aiuti e merci destinate alla Striscia sia da Israele che dall’Egitto.
Secondo quanto riferito da Bertoldi, il valico è operativo a pieno regime: ogni giorno centinaia di camion entrano a Gaza con beni umanitari e commerciali grazie all’autorizzazione israeliana.
Giornata record per le uscite
La visita ha coinciso con una giornata definita da record: 7.000 palestinesi hanno lasciato la Striscia in un solo giorno per motivi medici o umanitari. Dall’inizio della guerra, Israele ha garantito assistenza ospedaliera ed evacuazioni all’estero a centinaia di migliaia di persone.
Al contrario, ha sottolineato Bertoldi, diversi Paesi arabi – compreso l’Egitto – accettano con difficoltà i palestinesi, spesso solo previo controllo di sicurezza israeliano per scongiurare il rischio di infiltrazioni.
La sfida della sicurezza e la gestione degli aiuti
“Con i miei occhi – ha dichiarato Bertoldi – ho visto l’impegno di Israele nel favorire il flusso degli aiuti. Le difficoltà maggiori si riscontrano invece all’interno di Gaza, dove persino le Nazioni Unite hanno sospeso la distribuzione per problemi logistici e timori legati al trasporto”.
Il presidente dell’Istituto Friedman ha poi evidenziato come circa l’80% degli aiuti venga intercettato da Hamas, che li utilizzerebbe come strumento di pressione per ottenere la collaborazione della popolazione nello sforzo bellico e terroristico.
Una realtà diversa dai media
“La realtà è spesso molto diversa da quella che ci raccontano i nostri media” ha concluso Bertoldi, ribadendo la necessità di bilanciare il passaggio degli aiuti umanitari con le indispensabili misure di sicurezza volte a prevenire nuovi attacchi, come quello del 7 ottobre.
