sabato, Ottobre 17, 2026
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Spreco alimentare: parte da Bolzano un progetto per misurarlo e combatterlo

by Massimiliano Maglione

BOLZANO. Quanti alimenti ancora buoni finiscono ogni anno nei cassonetti dell’Alto Adige? Una domanda alla quale, ad oggi, non è possibile dare una risposta precisa, poiché manca una raccolta sistematica di dati a livello locale. Ma presto le cose potrebbero cambiare: grazie a un progetto dell’Università delle risorse naturali e delle scienze della vita (BOKU) di Vienna, inserito nel programma europeo Interreg CORE, anche il nostro territorio inizierà a misurare in modo scientifico lo spreco alimentare.

L’iniziativa, coordinata dall’Ufficio Gestione rifiuti dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima, è sostenuta dal tavolo di coordinamento contro lo spreco alimentare e dall’assessora provinciale alla Coesione sociale Rosmarie Pamer. «Lo spreco alimentare non è solo socialmente inaccettabile, ma ha anche un forte impatto economico – spiega Pamer –. Conoscere con precisione quanta parte del cibo viene gettata via ci permetterà, da un lato, di stimare i costi reali e, dall’altro, di ridistribuire in modo mirato le eccedenze prima che diventino inutilizzabili».

Durante la presentazione del progetto, i ricercatori Gudrun Obersteiner e Peter Beigl dell’Istituto per la gestione dei rifiuti e dell’economia circolare della BOKU hanno illustrato il metodo di lavoro e gli obiettivi dell’indagine. Il progetto prevede la raccolta di dati presso aziende, ristoranti, strutture turistiche e famiglie, con controlli diretti, ispezioni e pesature dei rifiuti organici.

L’obiettivo è ottenere un quadro chiaro e aggiornato della quantità di alimenti smaltiti in diversi settori dell’economia altoatesina. Le informazioni raccolte permetteranno di trarre conclusioni attendibili sulle abitudini di consumo e di spreco nella nostra provincia, aprendo la strada a nuove politiche di prevenzione, redistribuzione e sensibilizzazione.

Un passo importante verso un Alto Adige più sostenibile, dove la collaborazione tra istituzioni, ricerca e cittadini potrà trasformare un problema sociale e ambientale in un’occasione di responsabilità condivisa.

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