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Alfreider critica lo sciopero SASA nel primo giorno di scuola: «Una scelta irresponsabile»

by Massimiliano Maglione

I sindacati del trasporto pubblico hanno proclamato per lunedì 7 settembre uno sciopero nazionale, con ripercussioni anche in Alto Adige. A Bolzano l’astensione dal lavoro coinvolgerà anche il personale SASA dalle 9 alle 12, proprio nella giornata di apertura delle scuole.

BOLZANO. È destinata a far discutere la scelta dei sindacati locali di aderire allo sciopero del trasporto pubblico previsto per lunedì 7 settembre, primo giorno di scuola in Alto Adige. Il personale di SASA è stato infatti invitato ad astenersi dal lavoro dalle 9 alle 12, con possibili disagi per studenti, famiglie e pendolari.

A criticare apertamente la decisione è l’assessore provinciale alla Mobilità Daniel Alfreider, che pur ribadendo il diritto di sciopero, richiama i sindacati a una maggiore responsabilità.

«Il diritto di sciopero non è in discussione. Ma dobbiamo parlare anche di misura, proporzionalità e responsabilità nei confronti delle famiglie, delle studentesse e degli studenti e dei pendolari», afferma Alfreider.

Secondo l’assessore, negli ultimi anni in Alto Adige sono stati effettuati importanti investimenti nel trasporto pubblico e nelle condizioni di lavoro del personale. La Provincia, sottolinea, garantirebbe stipendi superiori a quelli previsti dai contratti collettivi nazionali e condizioni di lavoro, in molti casi, migliori rispetto ad altre regioni italiane.

«Aumenti fino al 32 per cento dal 2022»

Nel dettaglio, secondo i dati forniti da SASA, dal 2022 gli aumenti complessivi tra reddito e prestazioni accessorie variano, a seconda delle diverse posizioni, tra il 26 e il 32 per cento. Nello stesso periodo, rileva la Provincia, l’inflazione sarebbe stata pari a circa il 14,9 per cento.

Un dato che Alfreider utilizza per contestare l’opportunità dello sciopero.

«Non stiamo parlando di piccoli adeguamenti salariali negli ultimi anni. In alcuni ambiti i miglioramenti superano il 30 per cento e sono quindi nettamente superiori all’inflazione».

L’assessore entra anche nel merito della vertenza sui buoni pasto, evidenziando che i dipendenti provinciali ricevono un ticket del valore di 7 euro, mentre la richiesta avanzata dal personale SASA sarebbe di 10 euro.

«Chiederne 10 e contemporaneamente scioperare nel primo giorno di scuola viene percepito, sulla base dei riscontri che riceviamo da molti pendolari, come assolutamente irresponsabile e inaccettabile», sostiene Alfreider.

«A pagare sono anche famiglie e pendolari»

Il punto centrale della critica riguarda soprattutto la scelta della giornata. Secondo la Provincia, lo sciopero rischia infatti di scaricare le conseguenze della vertenza su cittadini che utilizzano quotidianamente il trasporto pubblico.

«Vengono colpite proprio le persone che dipendono quotidianamente dal trasporto pubblico», afferma Alfreider, ricordando che anche pendolari e genitori degli studenti sono lavoratrici e lavoratori, alle prese con costi crescenti e con le difficoltà organizzative legate alla conciliazione tra lavoro e scuola.

La Provincia e SASA, dopo l’annuncio dello sciopero, avrebbero cercato di convincere le organizzazioni sindacali a evitare l’astensione proprio nella giornata di apertura delle scuole. Secondo quanto riferito da Alfreider, però, i sindacati hanno confermato la mobilitazione.

La critica agli scioperi nazionali

L’assessore contesta inoltre una dinamica che, a suo giudizio, si ripete frequentemente: quando viene proclamato uno sciopero nazionale del trasporto pubblico, le organizzazioni sindacali locali aderiscono anche in Alto Adige, nonostante molte delle rivendicazioni avanzate a livello nazionale siano già state recepite sul territorio.

«Per molti altoatesini questa situazione non è più comprensibile, e nemmeno per la Provincia», sostiene Alfreider.

L’assessore precisa infine che l’obiettivo non è contrapporre una categoria professionale alle altre, ma valutare le richieste alla luce delle risorse pubbliche e dell’impatto sulla collettività.

«Abbiamo una responsabilità nei confronti dell’intera popolazione. Anche altri lavoratori e lavoratrici lavorano ogni giorno, fanno i conti con l’aumento dei costi e pagano le tasse. Con queste tasse viene finanziato anche il servizio pubblico».

E conclude: «Di fronte a ogni ulteriore richiesta, dobbiamo chiederci se sia ancora giustificata nei confronti di tutte queste persone».

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