BOLZANO – Alla fine la montagna ha partorito un topolino. La contestatissima proposta di introdurre una tassa annuale di 100 euro per ogni cane presente nelle famiglie altoatesine è definitivamente naufragata. L’assessore provinciale Luis Walcher, travolto da polemiche e critiche bipartisan, ha annunciato il ritiro ufficiale del disegno di legge: «Non c’era l’accordo necessario, ho deciso di fermarmi qui».
Una retromarcia pesante, maturata dopo giorni infuocati in cui cittadini, associazioni animaliste, veterinari, albergatori e perfino amministratori locali si erano schierati compatti contro quella che molti hanno definito “una tassa ingiusta, discriminatoria e inutile”.
Un’ondata di proteste come non si vedeva da tempo
Raramente in Alto Adige si era registrata una mobilitazione così trasversale. Le bacheche social sono esplose, petizioni online hanno raccolto migliaia di firme in poche ore e decine di gruppi hanno annunciato manifestazioni spontanee. Le famiglie proprietarie di cani – oltre 30.000 in provincia – hanno parlato di una misura «punitiva», «senza logica» e persino «antisociale».
Il messaggio principale era chiaro: un cane non è un lusso, ma un membro della famiglia. Colpire i cittadini con una tassa generalizzata – peraltro senza garanzie sulla destinazione dei fondi – è apparso a molti come un segnale di lontananza della politica dai bisogni reali della popolazione.
“Tassa fuori dal mondo”. Anche Lundwalder aveva lanciato l’allarme
La bocciatura non arriva solo dalla piazza. Come anticipato in esclusiva a BolzanoQuotidiano.it, anche l’ex governatore Luis Durnwalder, figura di spicco della politica altoatesina, aveva espresso forti dubbi sulla proposta del suo collega di partito.
«Questa tassa non sta in piedi né dal punto di vista sociale né da quello politico», aveva dichiarato al nostro giornale. «Non si risolvono i problemi scaricandoli sui proprietari dei cani. Bisogna educare, non tassare».
Un’opinione che oggi risuona con ancora più forza, alla luce dell’epilogo della vicenda.
La misura prevedeva molto più di una semplice tassa
Nonostante la retromarcia, rimangono le polemiche sulle modalità con cui la proposta era stata costruita. Nel disegno di legge erano infatti previste:
tassa annuale di 100 euro per ogni cane; incremento dei costi di registrazione; responsabilità aggiuntive per i Comuni; multe più severe per chi non si adegua al test del DNA canino.
Una serie di adempimenti che avevano allarmato non solo i cittadini, ma perfino i medici veterinari, preoccupati per l’eccessiva burocratizzazione del rapporto tra proprietari e animali.
La politica fa marcia indietro, la società civile esulta
Il ritiro del provvedimento viene accolto come una vittoria del buon senso. «È la conferma – commentano molte associazioni – che la partecipazione dei cittadini conta. Quando una proposta è sbagliata, la società reagisce e la politica deve ascoltare».
Il caso, però, lascia dietro di sé un segnale forte: la popolazione altoatesina non accetta che il rapporto tra persone e animali venga trattato come un semplice capitolo di bilancio.
E ora?
Walcher ha assicurato che verranno studiate soluzioni meno invasive per affrontare i problemi legati all’anagrafe canina e al decoro urbano, puntando su informazione, responsabilizzazione e collaborazione con le associazioni.
Un metodo che, secondo molti, avrebbe dovuto essere il punto di partenza sin dall’inizio.
