Bolzano – Alla base delle difficoltà operative che da tempo interessano SASA c’è una problematica strutturale: la carenza di autisti. Una situazione non nuova, che l’azienda di trasporto pubblico locale affronta ormai da anni ricorrendo a una soluzione poco conosciuta dall’opinione pubblica, ma fondamentale per garantire la continuità del servizio.
Per sopperire alla mancanza di personale interno, SASA si avvale infatti del supporto di autisti provenienti da aziende di trasporto private. In pratica, quando l’organico non è sufficiente, l’azienda richiede l’intervento di operatori privati del settore, che mettono temporaneamente a disposizione i propri conducenti.
Questi autisti vengono impiegati regolarmente sulle linee urbane ed extraurbane e guidano i mezzi SASA, pur non essendo dipendenti diretti dell’azienda. Si tratta a tutti gli effetti di manodopera “prestata”, una circostanza che spesso non è evidente agli utenti, i quali danno per scontato che chi è alla guida di un autobus SASA appartenga all’organico aziendale.
Il sistema ha anche ricadute organizzative. I pullman utilizzati da questi autisti, infatti, non vengono necessariamente ricoverati nei depositi SASA, ma negli stalli delle aziende private che forniscono il personale. Un dettaglio tecnico che contribuisce a rendere ancora più complesso il quadro gestionale del servizio.
Questa modalità consente oggi di evitare tagli più pesanti alle corse e di mantenere attivo il trasporto pubblico, ma allo stesso tempo mette in luce una criticità strutturale che non può essere considerata una soluzione definitiva. La carenza di autisti, unita al ricorso sistematico a personale esterno, solleva interrogativi sulla sostenibilità del modello nel medio-lungo periodo.
