Home Sanità Stress, quando la routine torna a pesare: i segnali da non sottovalutare

Stress, quando la routine torna a pesare: i segnali da non sottovalutare

by Massimiliano Maglione

BOLZANO – La sveglia che torna a suonare presto, l’agenda che si riempie e il ritmo quotidiano che accelera. Con la fine dell’estate, per molte persone settembre coincide con il ritorno a una routine fatta di lavoro, scuola e numerosi impegni. Una fase che può trasformarsi in una fonte di stress, soprattutto quando alla pressione quotidiana non fa seguito un adeguato recupero.

Lo stress, spiegano dal Dipartimento Prevenzione sanitaria e Salute, è innanzitutto una reazione naturale dell’organismo alle situazioni di difficoltà o alle sfide. Nel breve periodo può persino essere utile: aumenta l’attenzione, favorisce la concentrazione e permette di affrontare più rapidamente i compiti.

Quando però lo stato di allerta diventa prolungato e manca il tempo necessario per recuperare, possono comparire conseguenze sul benessere fisico e psicologico.

I segnali possono essere diversi da persona a persona. Tra i più frequenti figurano mal di testa e mal di pancia, tensioni muscolari, palpitazioni, difficoltà respiratorie, stanchezza e disturbi del sonno. Sul piano psicologico possono invece comparire irritabilità, ansia, irrequietezza, difficoltà di concentrazione, rimuginio continuo e la sensazione di non riuscire più a gestire gli impegni.

Particolare attenzione va riservata a bambini e adolescenti. Anche nei più giovani lo stress può manifestarsi attraverso mal di testa o mal di pancia, stanchezza, problemi di sonno e difficoltà nell’apprendimento.

«Lo stress talvolta appartiene alla vita e non si può evitare completamente. È importante che uno stress temporaneo non diventi una condizione permanente», sottolinea l’assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e Salute Hubert Messner.

Il rischio, infatti, è che uno stato di stress prolungato finisca per incidere sulla qualità della vita. Lo stress cronico può compromettere sonno e concentrazione, aggravare disturbi già presenti e contribuire all’insorgenza di problemi di salute mentale. A risentirne possono essere anche il cuore e la circolazione, l’apparato digerente e il sistema immunitario.

La prevenzione passa anche da alcune semplici abitudini: mantenere una routine regolare, dormire a sufficienza, praticare attività fisica e seguire un’alimentazione equilibrata. Anche concedersi pause, trascorrere tempo con persone fidate e ritagliarsi momenti per sé può aiutare a ridurre la pressione.

Un altro elemento da non sottovalutare è l’esposizione continua a notizie e social media. Se diventano un’ulteriore fonte di tensione, può essere utile limitarne consapevolmente l’utilizzo.

«Dovremmo quindi prestare attenzione anche al riposo, all’attività fisica, a un sonno adeguato e al tempo da dedicare a noi stessi. E quando lo stress diventa troppo forte, è importante parlarne e cercare aiuto», aggiunge Messner.

Se lo stress persiste e arriva a compromettere il sonno o la normale vita quotidiana, il consiglio è di non affrontare il problema da soli. Un primo punto di riferimento può essere il medico di medicina generale, oppure un professionista dell’area psicologica o psicoterapeutica. Per bambini e ragazzi possono essere importanti anche il confronto con genitori, insegnanti o altre persone di fiducia.

Riconoscere i segnali in tempo, dunque, è il primo passo per evitare che una normale reazione alle pressioni della vita quotidiana si trasformi in un problema più difficile da gestire.

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