Home Cultura Ötzi ha un nuovo gemello: la mummia dell’Uomo venuto dal ghiaccio diventa un modello 3D ad altissima precisione

Ötzi ha un nuovo gemello: la mummia dell’Uomo venuto dal ghiaccio diventa un modello 3D ad altissima precisione

by Massimiliano Maglione

BOLZANO, 9 settembre 2026 – Ötzi ha ora un “gemello digitale”. Un modello tridimensionale ad altissima precisione dell’Uomo venuto dal ghiaccio e del suo equipaggiamento consentirà agli studiosi di analizzare virtualmente la mummia, arrivando a osservare contemporaneamente ciò che si trova sulla sua superficie e ciò che è nascosto all’interno del corpo.

Il progetto, commissionato dal Museo Archeologico dell’Alto Adige, è stato realizzato da un team interdisciplinare guidato dall’archeologo Luca Bezzi di Arc-Team. I risultati dello studio sono stati pubblicati il 26 agosto sulla rivista scientifica internazionale Heritage, con il titolo “Preserving the Past: The 3D Documentation of Ötzi, the Iceman Mummy, and Its Archaeological Context”.

La vera novità del progetto sta nell’integrazione di dati differenti. Per la prima volta, infatti, la documentazione tridimensionale ad alta risoluzione della superficie esterna della mummia è stata unita ai dati ottenuti dalla tomografia computerizzata dell’interno del corpo. Il risultato è un unico modello digitale che permette di esaminare virtualmente sia la superficie sia lo scheletro e le strutture anatomiche interne, documentando contemporaneamente anche lo stato di conservazione della mummia.

Quasi 1.300 fotografie per ricostruire Ötzi

Per realizzare il modello esterno sono state utilizzate 1.294 fotografie ad alta risoluzione, scattate sia sul lato anteriore sia su quello posteriore della mummia. Le immagini sono state elaborate attraverso la fotogrammetria Structure from Motion, che ha permesso di ricostruire una rappresentazione tridimensionale estremamente dettagliata, con una risoluzione spaziale submillimetrica.

La presenza del ghiaccio ha rappresentato una delle principali difficoltà tecniche: le sue superfici riflettenti possono infatti compromettere la corretta ricostruzione digitale. Il team ha quindi sviluppato un sistema di acquisizione con luce polarizzata, capace di ridurre sensibilmente i riflessi indesiderati.

Successivamente, il modello della superficie è stato integrato con i dati della più recente tomografia computerizzata dell’intero corpo di Ötzi, realizzata nel 2021 presso l’Ospedale di Bolzano.

La mummia si potrà “esplorare” virtualmente

Il progetto non rappresenta soltanto una sofisticata riproduzione digitale. In futuro, un’applicazione web permetterà di osservare il gemello digitale da diverse angolazioni, effettuare misurazioni e attraversare virtualmente l’interno del corpo attraverso differenti piani di sezione.

Una possibilità particolarmente importante per la ricerca: gli studiosi potranno affrontare specifiche questioni scientifiche senza dover spostare fisicamente la mummia e senza sottoporla a manipolazioni al di fuori del suo ambiente a conservazione controllata.

«La particolarità di questo gemello digitale non risiede soltanto nella sua elevata precisione, ma anche nell’integrazione di diversi livelli di dati», spiega Luca Bezzi, primo autore dello studio e responsabile del progetto presso Arc-Team. Il modello, sottolinea l’archeologo, diventa così uno strumento utilizzabile per questioni legate alla conservazione, all’archeologia e alla medicina forense.

Digitalizzati anche vestiti e strumenti

Il “gemello” non riguarda soltanto il corpo di Ötzi. La documentazione comprende infatti anche una parte fondamentale del suo equipaggiamento e del suo abbigliamento dell’età del Rame: faretra, berretto di pelliccia, ascia, cintura con borsa, perizoma, scarpe, gambali, mantello e arco lungo.

La varietà dei materiali ha richiesto tecniche di acquisizione adattate caso per caso. Cuoio, pelliccia, legno, rame, fibre vegetali, selce, pelle e ghiaccio reagiscono infatti in modo diverso alla luce.

Particolarmente interessante è il caso del berretto in pelliccia d’orso, per il quale sono stati utilizzati i Neural Radiance Fields, con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Questa tecnologia consente di rappresentare la complessa struttura tridimensionale della pelliccia con un livello di dettaglio superiore rispetto a quello ottenibile attraverso i tradizionali modelli 3D poligonali.

Un “fotogramma” digitale per proteggere Ötzi

Il nuovo modello potrebbe diventare anche uno strumento fondamentale per la conservazione. La documentazione costituisce infatti uno stato di riferimento digitale estremamente preciso.

Ripetendo le acquisizioni nel tempo, sarà possibile confrontare i diversi modelli e individuare quantitativamente anche variazioni minime nella forma o nel colore della mummia. Questo permetterebbe di riconoscere precocemente eventuali alterazioni della superficie e di verificare nel lungo periodo l’efficacia delle condizioni di conservazione.

Per il Museo Archeologico dell’Alto Adige, la tecnologia consente quindi di conciliare due esigenze apparentemente difficili da far convivere: proteggere Ötzi e continuare a studiarlo.

«I gemelli digitali permettono di conciliare entrambi gli obiettivi», sottolinea la direttrice del Museo Archeologico dell’Alto Adige Elisabeth Vallazza, spiegando che la tecnologia consente di documentare lo stato di conservazione dei reperti con una precisione mai raggiunta prima, riducendone al tempo stesso la manipolazione e mantenendo disponibili nel tempo dati scientifici preziosi.

Un progetto basato su software open source

Un ulteriore elemento caratterizzante del progetto riguarda gli strumenti utilizzati. Tutte le fasi di lavoro sono state realizzate con software open source, liberamente accessibili. Una scelta che rende il procedimento trasparente e verificabile e permette di svilupparlo ulteriormente attraverso nuove tecnologie e future applicazioni scientifiche e divulgative.

I primi risultati erano già stati presentati nell’agosto 2025 durante l’XI World Congress on Mummy Studies di Cusco, in Perù. Lo studio ora pubblicato sulla rivista Heritage descrive per la prima volta l’intero procedimento metodologico e le possibili applicazioni del gemello digitale.

Ötzi, insomma, continua a raccontare la sua storia a oltre 5.000 anni dalla morte. Questa volta lo fa attraverso una copia digitale che permette di avvicinarsi al suo corpo e ai suoi oggetti come mai prima d’ora, senza nemmeno dover aprire la porta della sua cella frigorifera.

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