Home Sanità «Come stai?»: una domanda che può salvare una vita. In Alto Adige l’appello a non ignorare i segnali

«Come stai?»: una domanda che può salvare una vita. In Alto Adige l’appello a non ignorare i segnali

by Massimiliano Maglione

BOLZANO – A volte può bastare una domanda. Una domanda semplice, sincera, fatta al momento giusto: «Come stai?». E soprattutto la disponibilità ad ascoltare, senza giudicare.

In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, che si celebra il 10 settembre, il Dipartimento Prevenzione sanitaria e Salute della Provincia di Bolzano invita a non sottovalutare i segnali di sofferenza psicologica e a intervenire prima che una crisi possa trasformarsi in una situazione drammatica.

Le crisi possono riguardare chiunque. Problemi personali, familiari, professionali o sociali possono diventare, in determinati momenti, difficoltà apparentemente insormontabili. Chi attraversa una crisi suicidaria può vivere un conflitto profondo tra il desiderio di continuare a vivere e quello di porre fine a una sofferenza percepita come insostenibile.

Non sempre, sottolineano gli esperti, alla base c’è un vero desiderio di morire. Spesso c’è soprattutto la sensazione di non riuscire più a vedere una via d’uscita.

I segnali da non ignorare

Il primo passo è rompere il silenzio. Isolamento sociale, ritiro improvviso, cambiamenti evidenti nel comportamento, perdita della speranza o frasi come «Non ce la faccio più» possono rappresentare campanelli d’allarme.

Anche gesti di addio o un cambiamento improvviso dopo un periodo di forte disperazione meritano attenzione.

I segnali, precisa la Provincia, devono però essere sempre valutati nel contesto della singola persona. Non esiste infatti un unico comportamento che permetta di individuare una crisi.

Parlare non aumenta il rischio

Uno dei tabù più difficili da superare riguarda proprio la possibilità di parlare apertamente del suicidio.

Gli esperti sottolineano che chiedere direttamente a una persona se sta pensando di togliersi la vita non provoca, di per sé, pensieri suicidari. Al contrario, una domanda sincera può aprire uno spazio di dialogo e far sentire la persona meno sola.

Chi ascolta dovrebbe evitare giudizi, consigli affrettati o tentativi di minimizzare quello che sta accadendo. Prima di tutto occorre ascoltare, prendere sul serio la sofferenza e favorire il contatto con un aiuto professionale.

«La prevenzione del suicidio comincia laddove prendiamo seriamente la salute mentale, parliamo apertamente dei problemi e mostriamo alle persone che non sono sole. Cercare aiuto è un segno di forza», sottolinea l’assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e Salute Hubert Messner.

In caso di emergenza nessuno deve rimanere solo

Se il pericolo è immediato, la persona non deve essere lasciata sola e occorre chiedere subito aiuto.

In Alto Adige sono disponibili servizi di assistenza 24 ore su 24. È possibile rivolgersi alla Rete di prevenzione del suicidio dell’Alto Adige, al servizio di supporto psicologico telefonico 800 101 800 oppure al Sostegno al telefono della Caritas, al numero 0471 052 052.

In caso di emergenza è necessario chiamare il 112.

A chiedere aiuto possono essere anche familiari, amici o semplicemente persone preoccupate per qualcuno.

Perché dietro una persona che si chiude, dietro un «non ce la faccio più», dietro un cambiamento che non sappiamo spiegare, può esserci una richiesta di aiuto che non riesce ancora a essere pronunciata.

A volte, prima di tutto, basta esserci. E chiedere: «Come stai davvero?»

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