Dura presa di posizione dell’onorevole Alessandro Urzì, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Affari Costituzionali della Camera, dopo la notizia della morte di Siegfried Steger, ex appartenente alla banda dei cosiddetti “Quattro bravi ragazzi della Valle Aurina”, condannato all’ergastolo per omicidio e una lunga serie di attentati e deceduto in Austria da latitante.
Secondo Urzì, le dichiarazioni di cordoglio e gli omaggi apparsi in ambienti radicali altoatesini rappresentano “una reazione di profonda indignazione, al limite del disgusto”, soprattutto alla luce del fatto che Steger non avrebbe mai scontato la condanna definitiva inflittagli dalla giustizia italiana, né avrebbe mai ammesso le proprie responsabilità o chiesto scusa alle vittime.
Le polemiche sugli omaggi
Nel mirino del deputato finiscono gli Schützen altoatesini, oltre a circuiti estremisti e figure politiche dell’area radicale sudtirolese che avrebbero pubblicamente ricordato Steger con toni celebrativi. Urzì cita in particolare esponenti legati alla famiglia di Eva Klotz, figlia di Georg Klotz, noto come il “martellatore della Val Passiria” per il ricorso agli attentati dinamitardi negli anni Sessanta.
“Di Steger – sottolinea Urzì – si ricorda persino l’aver implorato la grazia al Presidente della Repubblica italiana, senza però mai scusarsi né riconoscere le proprie responsabilità. È inaccettabile che oggi venga celebrato come un esempio”.
Il tema dell’apologia di terrorismo
La vicenda riporta al centro del dibattito pubblico la questione dell’eventuale introduzione o rafforzamento del reato di apologia di terrorismo. Per Urzì, episodi come questi dimostrano la necessità di una riflessione normativa chiara: “Non si può consentire che chi si è macchiato di omicidi e attentati venga trasformato in simbolo politico”.
Il riferimento è anche alle azioni del Befreiungsausschuss Südtirol (BAS), organizzazione terroristica anti-italiana attiva tra gli anni Sessanta e Settanta, responsabile di numerosi attentati e vittime.
Autonomia e convivenza
Urzì ribadisce infine un punto politico centrale: “L’autonomia e il raggiungimento della piena convivenza fra i gruppi linguistici in Provincia di Bolzano sono stati realizzati nonostante il terrorismo, non grazie al terrorismo”.
Un messaggio che, nelle intenzioni del deputato, vuole riaffermare la legittimità del percorso istituzionale e democratico che ha portato all’attuale assetto autonomistico dell’Alto Adige, in contrapposizione a ogni forma di lotta armata o mitizzazione della violenza politica.
