BOLZANO. La Consulta provinciale per l’integrazione, organo consultivo della Giunta provinciale con il compito di promuovere il dialogo interculturale e la coesione sociale, interviene pubblicamente in merito alla manifestazione prevista per la fine di febbraio a Bolzano, mettendone in guardia lo svolgimento.
In una lettera ufficiale, la Consulta definisce l’iniziativa “altamente provocatoria, divisiva e atta a mettere in pericolo l’ordine pubblico”. Secondo l’organismo consultivo, l’evento rischierebbe di alimentare tensioni sociali in un contesto territoriale che, storicamente, ha costruito il proprio equilibrio sulla convivenza tra gruppi linguistici e culturali differenti.
I motivi della manifestazione
La manifestazione, promossa da gruppi e movimenti che sostengono l’introduzione di un referendum popolare sulla cosiddetta “remigrazione”, nasce con l’obiettivo dichiarato di:
chiedere una revisione radicale delle politiche migratorie; promuovere il rimpatrio degli stranieri ritenuti “non integrati” o privi di requisiti economici e culturali; introdurre strumenti referendari per ridefinire i criteri di permanenza sul territorio; riaffermare, secondo i promotori, una priorità identitaria e nazionale nelle politiche pubbliche.
I sostenitori dell’iniziativa ritengono che l’attuale modello di gestione dei flussi migratori abbia generato criticità sul piano della sicurezza, della sostenibilità del welfare e della coesione sociale, e chiedono quindi un intervento politico strutturale che includa anche forme di rimpatrio su larga scala.
Le critiche della Consulta
Proprio il contenuto del disegno di legge per il referendum sulla “remigrazione” viene giudicato dalla Consulta come “sollevante notevoli dubbi circa la compatibilità con i principi della Costituzione e l’ordinamento giuridico democratico”.
Secondo l’organismo, il rischio è quello di mettere in discussione principi cardine quali:
la dignità umana, l’uguaglianza davanti alla legge, la tutela dei diritti fondamentali.
La Consulta sottolinea invece la necessità di rafforzare il dialogo aperto e lo scambio interculturale, sia a livello pubblico sia privato, come strumenti fondamentali per prevenire conflitti e consolidare la coesione sociale.
“Chi fa politica all’insegna dello slogan ‘remigrazione’ mette in discussione i principi fondamentali della nostra convivenza democratica. In qualità di presidente della Consulta provinciale per l’integrazione, ritengo nostro dovere prendere chiaramente posizione quando vengono relativizzati la dignità umana, l’uguaglianza davanti alla legge e i diritti fondamentali costituzionali. L’Alto Adige è sinonimo di coesione e Stato di diritto, non di emarginazione e divisione”, afferma l’assessora provinciale alla Coesione sociale Rosmarie Pamer.
La presa di posizione della Consulta si inserisce in un clima politico già acceso, con il tema delle politiche migratorie al centro del dibattito pubblico locale e nazionale. Resta ora da vedere se l’appello dell’organismo consultivo porterà a una revisione o a un ridimensionamento dell’iniziativa prevista a fine mese.
