Dopo le numerose polemiche scaturite dal post pubblicato in seguito al crollo di una parte del Palazzo di Giustizia di Bolzano, che ha suscitato indignazione soprattutto tra molti cittadini di lingua italiana, BolzanoCronaca.it ha contattato direttamente il consigliere provinciale Jürgen Wirth Anderlan per chiedere chiarimenti sulle sue dichiarazioni.
Nel corso della telefonata, Wirth Anderlan ha innanzitutto voluto precisare che, nel suo messaggio, aveva evidenziato come l’aspetto più importante fosse il fatto che non vi siano stati feriti in seguito al crollo.
Entrando nel merito del post, il consigliere ha spiegato che il suo riferimento era rivolto al valore simbolico dell’edificio, definito come un monumento riconducibile all’epoca fascista. «Oggi lo ha fatto la natura, domani dovrà farlo la politica», ha dichiarato, ribadendo il proprio auspicio che tutti i monumenti e i simboli del periodo fascista vengano demoliti, in quanto, a suo giudizio, rappresentano un passato che ha provocato profonde sofferenze alla popolazione sudtirolese.
Alla domanda se affermazioni di questo tipo possano compromettere la convivenza tra i gruppi linguistici in Alto Adige, Wirth Anderlan ha escluso questa possibilità.
«Ho tantissimi amici di lingua italiana, lavoriamo insieme e parliamo senza alcun problema», ha affermato, precisando che la sua posizione riguarda esclusivamente il giudizio storico sul fascismo e sulle sue conseguenze in Alto Adige, e non i rapporti con i cittadini italiani.
Le dichiarazioni del consigliere della lista JWA sono destinate a riaccendere il dibattito sul destino dei monumenti realizzati durante il Ventennio fascista, un tema che continua a suscitare posizioni molto diverse nella società altoatesina.
