ORTISEI – Aveva costruito un racconto dettagliato, corredato da particolari e persino da un testimone. Ma il presunto furto si è rivelato un vero e proprio “castello di carte”. Un ventenne, originario della provincia di Latina e domiciliato in Val Gardena, è stato denunciato dai militari della Arma dei Carabinieri per simulazione di reato e falsità ideologica.
All’inizio di febbraio il giovane si era presentato presso la caserma dei Carabinieri di Ortisei denunciando il furto del proprio portafoglio e dello smartphone. Secondo la sua versione, ignoti si sarebbero impossessati del telefono per effettuare acquisti online, sostituendosi alla sua identità digitale.
Il giorno successivo, nel tentativo di rafforzare l’impianto accusatorio, era tornato in caserma per integrare la denuncia, accompagnato da un sedicente testimone pronto a confermare la ricostruzione.
Le verifiche investigative
La vicenda, tuttavia, ha preso una piega diversa grazie agli accertamenti svolti dai Carabinieri della Compagnia di Ortisei. L’analisi dei tabulati telefonici, dei log informatici e degli spostamenti del giovane ha consentito di smontare, elemento dopo elemento, la versione fornita.
Dagli approfondimenti investigativi è emerso che il furto non era mai avvenuto e che non vi era stata alcuna intrusione nei suoi account digitali. Nessun ladro, nessuna frode: solo una messinscena orchestrata per simulare un reato.
Per il ventenne è così scattato il deferimento alla Procura della Repubblica di Bolzano con le accuse di simulazione di reato e falsità ideologica.
Il richiamo alla responsabilità
Dal Comando della Compagnia Carabinieri di Ortisei, guidato dal Maggiore Marco Lanzi, arriva un monito chiaro: denunciare fatti mai accaduti non è un espediente privo di conseguenze, ma un illecito penale che comporta responsabilità gravi.
Simulare un reato significa sottrarre tempo e risorse investigative a chi è realmente vittima di crimini, oltre a compromettere il corretto funzionamento della giustizia. Le moderne tecniche di indagine, ricordano dall’Arma, consentono oggi riscontri puntuali e approfonditi, rendendo estremamente rischioso – se non impossibile – sostenere dichiarazioni mendaci davanti a un pubblico ufficiale.
