domenica, Novembre 1, 2026
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Ruba il profilo WhatsApp di una conoscente e si fa inviare 760 euro: denunciato un 26enne

by Massimiliano Maglione

La vittima era stata ingannata da un messaggio che sembrava provenire da una persona fidata. I Carabinieri sono risaliti al presunto responsabile grazie all’analisi dei flussi finanziari e delle tracce telematiche.

SESTO PUSTERIA – Si è vista chiedere denaro su WhatsApp da una persona che conosceva e, convinta di trovarsi di fronte a una reale situazione di difficoltà, ha effettuato un bonifico da 760 euro. Peccato che dietro quei messaggi non ci fosse la sua conoscente, ma qualcuno che aveva preso il controllo del suo account.

La vicenda è stata ricostruita dai Carabinieri della Stazione di Sesto Pusteria, che hanno denunciato in stato di libertà un 26enne, già noto alle forze dell’ordine e residente in Emilia-Romagna. Il giovane è ritenuto responsabile, secondo quanto emerso dalle indagini, di frode informatica, accesso abusivo a un sistema informatico e sostituzione di persona. La sua posizione è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.

Il messaggio urgente e il bonifico da 760 euro

L’indagine è partita dalla denuncia presentata da una cittadina del posto, che aveva ricevuto su WhatsApp una richiesta di aiuto economico apparentemente inviata da una conoscente residente a Roma.

Nel messaggio, la donna avrebbe descritto un’improvvisa difficoltà finanziaria, chiedendo un sostegno immediato. La richiesta, proprio perché proveniente da una persona conosciuta e considerata affidabile, ha convinto la vittima a effettuare un bonifico bancario di 760 euro sull’IBAN indicato nella comunicazione.

Solo successivamente è emerso che dietro quella richiesta si nascondeva una truffa.

Il profilo compromesso e la denuncia a Roma

Gli accertamenti dei Carabinieri di Sesto Pusteria hanno permesso di collegare il caso a un’altra denuncia presentata contemporaneamente a Roma, presso la Stazione dei Carabinieri di Tomba di Nerone.

La vera titolare dell’account WhatsApp aveva infatti perso l’accesso al proprio profilo e si era accorta che qualcuno lo stava utilizzando per inviare messaggi a numerosi contatti della rubrica, con l’obiettivo di ottenere denaro e informazioni riservate.

Il furto dell’account consentiva al truffatore di presentarsi come una persona conosciuta, sfruttando la fiducia dei suoi contatti per rendere più credibili le richieste di pagamento.

Attraverso la ricostruzione dei movimenti finanziari e l’analisi delle tracce telematiche, i militari sono riusciti a individuare il beneficiario finale della somma e a raccogliere gli elementi investigativi a carico del ventiseienne.

Come difendersi dalle truffe su WhatsApp

Il caso rientra nel fenomeno conosciuto come account takeover, ovvero la presa di controllo dell’account di un’altra persona. In questi raggiri, i criminali possono utilizzare messaggi fraudolenti e codici di verifica per trasferire il profilo su un altro dispositivo.

Una volta ottenuto l’accesso, possono contattare amici, parenti e colleghi della vittima, facendo leva sulla fiducia e sull’urgenza per convincerli a effettuare pagamenti senza le necessarie verifiche.

Per questo motivo, i Carabinieri rinnovano alcuni consigli fondamentali per prevenire le truffe informatiche:

  • Non condividere mai i codici di verifica: i codici temporanei ricevuti via SMS non devono essere comunicati ad altre persone.
  • Attivare la verifica in due passaggi: impostare un PIN aggiuntivo nelle opzioni di sicurezza di WhatsApp aiuta a proteggere il proprio account.
  • Verificare le richieste di denaro: in caso di messaggi insoliti o particolarmente urgenti, è importante contattare direttamente la persona con una normale chiamata telefonica.
  • Denunciare tempestivamente: segnalare subito l’accaduto alle forze dell’ordine e alla propria banca può contribuire a limitare i danni e impedire che altre persone vengano coinvolte.

La vicenda dimostra come, nelle truffe digitali, non sia sempre necessario inventare una falsa identità: talvolta è sufficiente appropriarsi di quella di una persona fidata per rendere credibile un raggiro.

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