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Siccità, allerta “media” in Alto Adige: situazione più critica in Veneto e Friuli-Venezia Giulia

by Massimiliano Maglione

BOLZANO – L’emergenza siccità continua a interessare il Nord Italia, ma in Alto Adige la situazione resta, al momento, meno critica rispetto alle regioni limitrofe. L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici delle Alpi orientali ha confermato per la Provincia autonoma di Bolzano e per quella di Trento il livello di emergenza “medio”, mentre Veneto e Friuli-Venezia Giulia sono passati dal livello “medio” a quello “alto”.

L’Osservatorio riunisce Regioni, Province autonome e Ministeri con l’obiettivo di coordinare la gestione delle risorse idriche e compensare gli squilibri nei principali bacini idrografici dell’area, tra cui quelli dell’Adige, Piave, Isonzo, Brenta-Bacchiglione e Tagliamento.

In Veneto e Friuli situazione al livello massimo

Nelle pianure prealpine del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia la siccità è particolarmente grave e prosegue dall’autunno del 2025. A pesare ulteriormente è la quinta ondata di caldo, che ha aumentato l’evaporazione e prosciugato i terreni, facendo contemporaneamente crescere il fabbisogno d’acqua per l’agricoltura e per i consumi quotidiani.

Il livello di emergenza più elevato viene adottato quando, nonostante le misure preventive, le risorse disponibili non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno e si prospettano danni irreversibili per l’approvvigionamento di acqua potabile e per il settore agricolo. La situazione potrebbe, se necessario, portare anche alla richiesta di uno stato di emergenza nazionale.

Alto Adige, situazione meno critica

Secondo l’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima, l’Alto Adige presenta una situazione significativamente meno grave rispetto alle regioni confinanti.

Tra i fattori che hanno contribuito a contenere l’emergenza ci sono i temporali verificatisi sul territorio e la possibilità di soddisfare una parte importante del fabbisogno idrico attraverso i numerosi pozzi presenti in provincia, riducendo così la necessità di prelievi diretti dai corsi d’acqua superficiali.

Un ruolo fondamentale è stato inoltre svolto dalla gestione coordinata dei bacini di accumulo e degli impianti idroelettrici.

L’Adige mantenuto a una portata costante

La Provincia autonoma di Bolzano, insieme alla Provincia autonoma di Trento, ad Alperia e Dolomiti Energia, ha gestito la produzione di diverse centrali idroelettriche dotate di bacini di accumulo in modo da ridurre quasi completamente il cosiddetto hydro-peaking sull’Adige.

Per settimane, la portata del fiume presso la stazione idrometrica del ponte San Lorenzo a Trento è stata mantenuta intorno ai 130-140 metri cubi al secondo.

Questa gestione ha consentito di garantire a Boara Pisani una portata minima di circa 80 metri cubi al secondo, necessaria per l’approvvigionamento idrico potabile locale e per mantenere una riserva destinata all’agricoltura. Nella zona sono infatti necessari circa 70-80 metri cubi al secondo di flusso continuo per evitare il riflusso dell’acqua salata dal delta dell’Adige.

Alperia rinuncia a una parte dei ricavi

Per garantire un deflusso costante dell’Adige, Alperia e Dolomiti Energia hanno rinunciato a una parte dei possibili maggiori ricavi derivanti dalla vendita dell’energia nei periodi di produzione di punta.

L’acqua accumulata nei bacini è stata infatti utilizzata anche al di fuori delle fasce di massima produzione, contribuendo a sostenere la portata del fiume e ad alleviare la situazione di emergenza a valle, a beneficio della popolazione e dell’agricoltura veneta.

La misura è stata inserita anche nel decreto di emergenza firmato dal presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher il 20 luglio 2026 e ha contribuito a evitare un ulteriore innalzamento del livello di emergenza in Alto Adige.

“Non possiamo contare per mesi solo sui bacini”

Il direttore dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima, Flavio Ruffini, invita tuttavia alla prudenza.

Sarebbe infatti presuntuoso ritenere che l’approvvigionamento idrico della popolazione e dell’agricoltura lungo la parte bassa dell’Adige possa essere garantito per mesi esclusivamente grazie all’acqua disponibile nei bacini di accumulo.

La durata dell’attuale situazione resta incerta e non è possibile prevedere quanto a lungo sarà necessario utilizzare le riserve. Una volta esaurita l’acqua stoccata nei bacini, infatti, non sarebbe disponibile una riserva equivalente.

Per l’Alto Adige, dunque, il livello di allerta resta medio, ma l’evoluzione della siccità e delle temperature nelle prossime settimane sarà determinante. La gestione coordinata della risorsa idrica rimane fondamentale per tutelare contemporaneamente l’approvvigionamento potabile, l’agricoltura e il sistema energetico.

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