Sempre più giovani stanno scegliendo di ridurre il tempo trascorso online, disattivare le notifiche, limitare l’uso dei social network o addirittura tornare a telefoni privi di connessione continua. Un fenomeno che, secondo una riflessione della psicologa, psicoterapeuta e criminologa Barbara Fabbroni, rappresenta una vera e propria risposta ai meccanismi dell’iperconnessione e al crescente potere degli algoritmi sulle nostre abitudini quotidiane.
L’analisi descrive la nascita di quelli che vengono definiti “anarchici digitali”: persone che non rifiutano la tecnologia, ma contestano un modello digitale basato sulla raccolta dei dati personali, sulla continua ricerca dell’attenzione e su sistemi di ricompensa che, secondo diversi studi psicologici, possono favorire comportamenti compulsivi.
Secondo la ricostruzione, le piattaforme digitali sfruttano meccanismi simili al rinforzo intermittente, già studiato in ambito psicologico, mantenendo elevato il coinvolgimento attraverso notifiche, contenuti personalizzati e gratificazioni imprevedibili. Un sistema che, nel tempo, può incidere sul benessere mentale, soprattutto tra gli adolescenti.
Tra gli effetti evidenziati figurano l’aumento dell’ansia, il continuo confronto con immagini idealizzate della vita altrui, il fenomeno del cosiddetto “vamping” – l’utilizzo dei dispositivi durante la notte – e una progressiva riduzione della qualità del sonno, con conseguenze sull’equilibrio emotivo e sulla capacità di concentrazione.
Per contrastare questi effetti, cresce l’interesse verso pratiche di “disconnessione consapevole”: notifiche disattivate, maggiore tutela della privacy, utilizzo di strumenti meno invasivi e ricerca di relazioni sociali al di fuori delle logiche imposte dagli algoritmi.
Fabbroni sottolinea come questa scelta non rappresenti un ritorno al passato, bensì un tentativo di recuperare autonomia decisionale e benessere psicologico in un ambiente digitale sempre più pervasivo. Allo stesso tempo evidenzia un aspetto spesso trascurato: disconnettersi richiede tempo, consapevolezza e un contesto sociale favorevole, elementi che non sono ugualmente accessibili a tutti.
La riflessione si conclude con una domanda destinata a far discutere: se oggi spegnere una notifica viene percepito come un gesto di coraggio, forse il problema non riguarda le nuove generazioni, ma il modello digitale che ha trasformato la quiete e la disconnessione in un atto di resistenza.
