Siamo entrati nel 2026 e, come purtroppo accade da anni, il Capodanno è stato nuovamente segnato dall’uso massiccio di fuochi d’artificio e botti. Un rito che per molti rappresenta ancora il modo “tradizionale” di salutare l’anno nuovo, ma che continua a portarsi dietro conseguenze pesanti, soprattutto per gli animali.
Non sono bastati il buonsenso, né le decine di migliaia di richieste arrivate negli anni – anche attraverso i social – per chiedere di non utilizzare botti di fine anno nel rispetto degli animali domestici e della fauna selvatica. Anche quest’anno Bolzano ha vissuto una notte segnata da esplosioni, petardi e fuochi pirotecnici diffusi in molti quartieri.
È evidente che, nonostante l’ordinanza comunale, controllare e sanzionare chi utilizza botti nella notte di San Silvestro sia estremamente difficile. Le forze dell’ordine non possono essere ovunque e l’idea che il problema si risolva solo con i divieti si è dimostrata, ancora una volta, inefficace. Per questo motivo si è fatto affidamento anche sul senso civico dei cittadini. Un senso civico che, però, in larga parte non si è visto.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: animali terrorizzati, cani e gatti in fuga, fauna selvatica in difficoltà, oltre a disagi per persone anziane, bambini e soggetti fragili. Un copione che si ripete identico ogni anno.
A questo punto è necessario ripensare seriamente l’intero meccanismo, anche dal punto di vista politico. Vietare l’uso dei botti, senza riuscire a far rispettare il divieto, non ha prodotto alcun risultato concreto. Si va avanti comunque, ignorando ordinanze e appelli.
Forse, allora, è arrivato il momento di cambiare approccio: non limitarsi a vietarne l’utilizzo, ma vietarne la vendita. Colpire la fonte del problema potrebbe essere l’unico modo per ottenere un reale cambiamento e per trasformare finalmente il Capodanno in una festa di gioia per tutti, senza paura e senza vittime silenziose.
