BOLZANO. La chiusura di alcuni storici punti di riferimento della vita notturna altoatesina, tra cui la discoteca Max di Bressanone e un noto locale di musica dal vivo a Merano, riaccende il dibattito sul futuro dell’intrattenimento serale in provincia. A intervenire è il Team K, che chiede una riflessione approfondita sul delicato equilibrio tra rispetto delle regole, sicurezza e offerta culturale.
Secondo Alex Ploner, da anni impegnato nell’organizzazione di eventi, la perdita di spazi dedicati all’aggregazione rappresenta un problema che va ben oltre la semplice chiusura di singole attività.
«Quando si decide di spegnere la musica, cade il silenzio. Ogni luogo di aggregazione che perdiamo significa meno occasioni d’incontro per i giovani, meno diversità culturale e meno opportunità per artisti e musicisti locali», afferma Ploner. «Non stiamo parlando soltanto di discoteche o locali notturni, ma dell’intero mondo degli eventi. Ciò che oggi viene perso, domani sarà molto difficile da ricostruire».
L’esponente del Team K richiama anche la situazione di Bolzano, dove dopo la chiusura del KUBO non sarebbe più nato un vero spazio di riferimento per il pubblico giovanile.
Pur riconoscendo la necessità di rispettare rigorosamente le norme, dalla tutela dei minori ai limiti acustici, il movimento ritiene che l’applicazione delle regole non debba trasformarsi in un approccio esclusivamente repressivo.
«Le conseguenze delle chiusure non ricadono soltanto sui gestori, ma anche sui lavoratori, sugli operatori culturali e sulle migliaia di persone che frequentano questi luoghi in modo responsabile», sottolinea Ploner. «L’offerta culturale si impoverisce e pensare che meno vita notturna significhi automaticamente più sicurezza è un errore».
Secondo il Team K, numerose esperienze europee dimostrano infatti il contrario. «Gli spazi vuoti non diventano più sicuri. Dove manca la vita si sviluppano insicurezza, vandalismo e microcriminalità. La sicurezza nasce dalla presenza delle persone e dall’utilizzo degli spazi pubblici», sostiene Ploner, ricordando come negli ultimi anni il settore degli eventi abbia investito molto in misure di sicurezza e personale specializzato.
Da qui la richiesta di un approccio più equilibrato, fondato sul dialogo tra istituzioni, gestori e cittadini, con interventi proporzionati che consentano di correggere eventuali criticità senza arrivare immediatamente alla chiusura delle attività.
A lanciare l’allarme sul futuro delle nuove generazioni è anche Paul Köllensperger. «Stiamo perdendo i nostri giovani e questo è drammatico», afferma il leader del Team K. «Oltre al caro casa e ai salari spesso insufficienti, anche la crescente mancanza di opportunità di svago contribuisce a spingere molti ragazzi a lasciare il territorio. Abbiamo bisogno di più occasioni di incontro e divertimento, non di meno».
Per il Team K, il futuro dell’Alto Adige passa anche attraverso città vive e attrattive, capaci di offrire spazi di socialità e cultura. «La sicurezza non nasce dal vuoto, ma dalla vita, dagli incontri e dalla partecipazione», conclude Köllensperger.
