lunedì, Marzo 30, 2026
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Social vietati ai bambini? Scoppia il dibattito: Achammer spinge per lo stop, scontro sulla libertà digitale

by Massimiliano Maglione

ROMA – Il tema è destinato a far discutere: vietare i social media ai bambini. Una proposta che sta prendendo piede anche in Italia e che vede tra i sostenitori l’assessore provinciale ai Giovani Philipp Achammer, protagonista di un confronto diretto con la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella lo scorso 25 marzo a Roma.

“Proteggere i bambini dai pericoli digitali”

Achammer non usa mezzi termini: secondo l’assessore, i più piccoli non sono adeguatamente tutelati dalle piattaforme digitali, esposti a contenuti dannosi come aggressività, sessismo e odio.

“È nostro dovere sociale proteggere i bambini dai pericoli digitali”, ha dichiarato, sottolineando come gli attuali sistemi di controllo non siano sufficienti.

Una posizione netta che si inserisce in un dibattito sempre più acceso anche a livello europeo, dove diversi Paesi stanno valutando restrizioni analoghe.

Tra divieti e educazione digitale

Ma il nodo resta complesso: vietare o educare?

Lo stesso Achammer evidenzia come, accanto a eventuali limitazioni, sia fondamentale rafforzare la consapevolezza digitale di bambini, genitori e insegnanti.

In questa direzione si inserisce la proposta della cosiddetta “patente per lo smartphone”, promossa dalla Direzione Istruzione e Formazione tedesca, con l’obiettivo di:

migliorare le competenze digitali dei giovani coinvolgere attivamente famiglie e scuole creare un utilizzo più responsabile delle tecnologie

“Anche i bambini hanno diritto all’informazione e alla partecipazione, ma serve il contesto giusto”, ha ribadito l’assessore.

Un tema che divide

Il confronto con la ministra Roccella apre ora a possibili sviluppi normativi, ma la questione resta altamente divisiva. Da un lato la necessità di proteggere i minori, dall’altro il rischio di limitare libertà e accesso al mondo digitale.

Achammer ha comunque garantito il proprio sostegno a tutte le iniziative volte a rafforzare i meccanismi di tutela per i più giovani, lasciando intendere che il tema potrebbe presto entrare con forza nell’agenda politica nazionale.

Una cosa è certa: il dibattito è solo all’inizio, ma le posizioni sono già fortemente contrapposte.

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