BOLZANO. A quasi un secolo dalla sua inaugurazione, il Monumento alla Vittoria di Bolzano continua a suscitare discussioni accese e a rappresentare una ferita ancora aperta nel delicato equilibrio identitario dell’Alto Adige.
Durante i lavori del Consiglio provinciale, il consigliere Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha presentato il voto n. 42/25, dal titolo “I monumenti fascisti non sono memoriali – il Monumento alla cosiddetta Vittoria va messo in un museo”, chiedendo la condanna esplicita di ogni simbolo e messaggio di matrice fascista e la rimozione del monumento per destinarne parti a un Museo di storia contemporanea.
Knoll, sostenuto dai colleghi Atz, Rabensteiner e Zimmerhofer, ha sottolineato come dal monumento “promani ancora oggi un messaggio ideologico che esalta i crimini del fascismo e offende i Sudtirolesi”. Per il consigliere, nonostante la creazione del centro di documentazione nel 2014, la struttura non può essere considerata “neutralizzata”, poiché in superficie resta identica a com’era nel 1928. “Una vera neutralizzazione ideologica – ha detto – si ha solo con lo smantellamento e la musealizzazione, come avvenuto per i resti del regime nazista a Norimberga”.
A sostegno della mozione si è espresso anche Bernhard Zimmerhofer, che ha richiamato gli esempi di altri Paesi, dove i monumenti di regimi autoritari – da Franco a Lenin – sono stati rimossi: “Qui invece tutto viene rivalutato. I relitti del fascismo vanno messi in un museo, magari a Fortezza”.
Più articolata la posizione di altri consiglieri. Brigitte Foppa (Verdi) ha ricordato come la Provincia abbia scelto la via della storicizzazione: “I monumenti non vanno negati ma interpretati. Il Monumento alla Vittoria è oggi parte di un museo e può servire per comprendere la storia, non per celebrarla”.
Anche Paul Köllensperger (Team K) ha evidenziato che la via intrapresa dalla Provincia e dal Comune di Bolzano va nella direzione giusta: “Il monumento è stato neutralizzato, forse troppo poco, ma la strada è quella della conoscenza storica, non della rimozione. Togliere il monumento significherebbe riaprire divisioni”.
Il consigliere Zeno Oberkofler (Verdi) ha portato la sua esperienza personale: “Portare gli studenti a visitare il Monumento alla Vittoria è un’occasione per discutere dei crimini del fascismo e riflettere sulla storia. È anche grazie a queste visite che le nuove generazioni comprendono il valore della memoria”.
Il dibattito ha evidenziato ancora una volta quanto il tema dei simboli del fascismo resti delicato e divisivo in Alto Adige. Da una parte chi chiede una rottura netta con il passato e la rimozione dei monumenti come atto di giustizia storica; dall’altra chi sostiene la necessità di storicizzare e spiegare, senza cancellare.
Quasi cent’anni dopo la sua costruzione, il Monumento alla Vittoria continua dunque a rappresentare un banco di prova per la memoria collettiva altoatesina: tra identità, riconciliazione e il difficile equilibrio tra ricordo e ferite mai del tutto rimarginate.
