Home Economia Commercio, l’Alto Adige perde 213 imprese in sei anni. A Bolzano chiude oltre un’attività su 14

Commercio, l’Alto Adige perde 213 imprese in sei anni. A Bolzano chiude oltre un’attività su 14

by Massimiliano Maglione

BOLZANO – Il commercio di vicinato in Alto Adige perde pezzi. In sei anni, dal 2019 al 2025, le imprese registrate nel commercio al dettaglio sono diminuite di 213 unità, passando da 3.673 a 3.460, con una contrazione del 5,8%.

A Bolzano il fenomeno appare ancora più marcato. Nel capoluogo le imprese del commercio al dettaglio sono passate da 917 a 850, con una perdita di 67 attività, pari al 7,3%.

Sono i numeri elaborati da Confesercenti Alto Adige sulla base dei dati camerali, che riportano al centro dell’attenzione il fenomeno della progressiva desertificazione commerciale dei quartieri e dei centri abitati.

I dati mettono a confronto la consistenza delle imprese registrate nel 2019 e nel 2025 e, precisa l’associazione, non rappresentano il numero complessivo delle attività che hanno chiuso nel periodo. Il saldo fotografa piuttosto la riduzione della presenza imprenditoriale tra le due date.

«Questi numeri ci dicono che anche l’Alto Adige deve intervenire prima che la rete del commercio di vicinato si indebolisca ulteriormente – sottolinea Mirco Benetello, direttore di Confesercenti Alto Adige –. Dietro ogni attività ci sono persone, competenze, fornitori e servizi che contribuiscono alla vita di un quartiere o di un paese. La riduzione delle imprese riguarda quindi tutta la comunità».

A Bolzano in gioco circa 10 milioni di euro

La perdita delle attività commerciali non avrebbe soltanto un effetto sulla disponibilità di negozi e servizi, ma anche sulle economie locali.

Secondo una stima elaborata da Confesercenti, nel solo Comune di Bolzano la riduzione delle imprese corrisponderebbe a circa 10 milioni di euro di consumi potenzialmente sottratti al circuito economico locale. Applicando lo stesso criterio alle 213 imprese in meno dell’intera provincia, l’ordine di grandezza arriverebbe a circa 32 milioni di euro, compreso il capoluogo.

Si tratta, tuttavia, di una stima e non di una perdita economica annuale accertata. Il calcolo utilizza un fatturato medio convenzionale di 100 mila euro per impresa e considera un periodo di tre anni come arco temporale prudenziale per le cessazioni. L’associazione stima quindi in 300 mila euro per impresa il fatturato potenzialmente non più generato e considera una parte di questa spesa come potenzialmente trasferita verso il commercio online.

Il dato serve dunque a rappresentare l’ordine di grandezza del fenomeno, non a misurare direttamente quanto denaro sia effettivamente passato dal commercio fisico all’online.

Meno imprese, ma più addetti

C’è però un altro dato che emerge dalle tabelle e che restituisce un quadro più articolato.

Nonostante la diminuzione del numero delle imprese, gli addetti complessivi al commercio al dettaglio sono aumentati.

A Bolzano si passa da 5.623 addetti nel 2019 a 9.288 nel 2025, con un incremento di 3.665 unità, pari al 65,2%.

In provincia il numero degli addetti sale invece da 16.625 a 21.933, con 5.308 lavoratori in più e una crescita del 31,9%.

I dati disponibili, precisa Confesercenti, non consentono però di stabilire a quali specifici formati commerciali sia riconducibile l’incremento, né di ricostruire la distribuzione degli occupati tra singole imprese e punti vendita.

«La crescita degli addetti è un elemento positivo che va riconosciuto – osserva Benetello –. Allo stesso tempo, la diminuzione delle imprese ci chiede di guardare alla diffusione dei servizi e alla pluralità dell’offerta».

Il problema, secondo l’associazione, non riguarda quindi soltanto il numero di posti di lavoro, ma anche la presenza capillare dei servizi.

Un negozio vicino casa rappresenta infatti un presidio particolarmente importante per anziani, famiglie e persone con maggiori difficoltà negli spostamenti.

La battaglia per il commercio di prossimità

È in questo contesto che Confesercenti Alto Adige ha avviato una raccolta firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”.

La proposta punta alla creazione di Zone economiche speciali di prossimità, individuabili da Regioni e Province autonome, accompagnate da programmi di rivitalizzazione urbana, agevolazioni fiscali, sostegni finanziari e semplificazioni amministrative.

Previsti anche un fondo dedicato e un osservatorio chiamato a monitorare l’evoluzione del fenomeno e l’efficacia degli interventi.

«Le misure previste dalla proposta rispondono a un bisogno che questi dati rendono concreto – afferma Benetello –. Agevolazioni mirate, risorse per la rigenerazione e procedure più semplici possono aiutare le imprese a investire e a mantenere una presenza nei quartieri e nei paesi».

La sfida dell’online

Uno degli elementi al centro della mobilitazione è naturalmente la trasformazione delle abitudini di consumo e la crescita del commercio online.

Secondo Confesercenti, il commercio digitale può rappresentare anche un’opportunità per i negozi tradizionali, soprattutto quando viene integrato con la vendita fisica. Il problema nasce quando una quota crescente degli acquisti viene indirizzata verso grandi piattaforme esterne al territorio.

L’associazione sostiene che una parte rilevante del valore economico generato dagli acquisti può così allontanarsi dal territorio nel quale vive il consumatore.

La questione, quindi, non è soltanto negozio contro e-commerce, ma riguarda la capacità di mantenere sul territorio una filiera economica fatta di imprese, lavoratori, fornitori, servizi e consumi.

Obiettivo: 50 mila firme

L’iniziativa altoatesina si inserisce nella mobilitazione nazionale promossa da Confesercenti sul tema della desertificazione commerciale.

Secondo i dati della campagna nazionale, tra il 2019 e il 2025 sono venute meno 111.455 attività commerciali, con una stima di oltre 16 miliardi di euro di consumi potenzialmente sottratti ai territori.

L’obiettivo della raccolta firme è arrivare a 50 mila sottoscrizioni per portare la proposta di legge all’attenzione del Parlamento.

In Alto Adige Confesercenti invita cittadini e imprenditori a partecipare alla raccolta e a informarsi sui punti di sottoscrizione. È inoltre possibile firmare online attraverso la piattaforma del Ministero della Giustizia, utilizzando SPID o carta d’identità elettronica.

«Chiediamo ai cittadini di sostenere un’idea di territorio in cui trovare un negozio, un servizio e una relazione di fiducia vicino a casa continui a essere una possibilità concreta – conclude Benetello –. Agire oggi significa preservare una rete che, una volta perduta, diventa molto più difficile ricostruire».

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