giovedì, Maggio 7, 2026
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Bolzano, il conflitto frena il turismo al ristorante: “Calo del -25%”

by Massimiliano Maglione

BOLZANO – Le tensioni internazionali in Medio Oriente iniziano a produrre effetti concreti anche sull’economia locale. A lanciare l’allarme è il settore della ristorazione più legato ai flussi turistici, che registra una significativa contrazione dei volumi.

“I primi segnali sono già evidenti – spiega Ivan Waldner, presidente della categoria pubblici esercizi di Confesercenti Alto Adige e titolare del ristorante Casa al Torchio in piazza Erbe –. L’inizio delle tensioni belliche in Medio Oriente ha portato a un calo sistemico per chi lavora a stretto contatto con il flusso turistico. Anno su anno la contrazione del fatturato è di circa il -25%, quindi piuttosto sensibile”.

Secondo quanto rilevato da Confesercenti, il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio di incertezza economica globale. In particolare, nei momenti segnati da tensioni geopolitiche e dall’aumento dei costi energetici – petrolio in primis – i consumi legati al tempo libero sono tra i primi a ridursi.

“Nei momenti di così forte incertezza, legata anche agli aumenti imminenti dei carburanti, una delle prime cose a essere tagliate sono i viaggi di piacere – prosegue Waldner –. C’è inoltre una componente psicologica che porta le persone a non volersi allontanare da casa o dal proprio Paese”.

A risentirne è l’intera filiera turistica, con effetti diretti sui pubblici esercizi. Il calo dei flussi si traduce in meno clienti e minori consumi, un trend che trova conferma anche nei dati dei fornitori. “Abbiamo ricevuto identico feedback di diminuzione dei volumi anche da alcuni fornitori”, aggiunge, sottolineando come la contrazione sia diffusa lungo tutta la catena.

Parallelamente cresce la preoccupazione sul fronte dei costi. Se al momento non si registrano ancora rincari rilevanti delle materie prime, le prospettive restano incerte, soprattutto per i prodotti freschi, più esposti alle dinamiche dei trasporti.

“C’è incertezza su quello che potrà accadere a livello delle materie prime. Sappiamo che queste crisi iniziano a incidere sui trasporti e poi si riflettono sui beni al consumo. I prodotti freschi, in particolare, sono i primi a risentirne perché dipendono da tempi stretti tra produzione e consegna”.

A questo si aggiunge il tema dell’energia, già centrale negli ultimi anni. Molte imprese hanno cercato di proteggersi attraverso contratti a costo fisso dopo la crisi legata al conflitto in Ucraina, ma l’andamento dei mercati resta un’incognita.

“Il rischio, insomma, è di trovarci in breve tra l’incudine di un flusso turistico e di clientela frenato e il martello di costi di materie prime in aumento”, conclude Waldner.

Un quadro che, se dovesse protrarsi, rischia di mettere ulteriormente sotto pressione un comparto già provato negli ultimi anni da crisi successive e rincari generalizzati.

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