Home Economia Alto Adige, in sei anni perso oltre un bar su dieci: 153 attività hanno chiuso

Alto Adige, in sei anni perso oltre un bar su dieci: 153 attività hanno chiuso

by Massimiliano Maglione

Confesercenti lancia l’allarme sulla desertificazione commerciale: tra il 2019 e il 2025 le imprese del settore sono diminuite dell’11,8%. A Bolzano 35 bar in meno. «Quando chiude un’attività perdiamo anche un presidio sociale e di sicurezza».

BOLZANO. In sei anni l’Alto Adige ha perso oltre un bar su dieci. Tra il 2019 e il 2025 le imprese del comparto sono infatti passate da 1.302 a 1.149, con 153 attività in meno, pari a una flessione dell’11,8%. Una contrazione alla quale viene associata una perdita di ricchezza sul territorio stimata in circa 46 milioni di euro.

A lanciare l’allarme è Confesercenti Alto Adige, sulla base dei dati elaborati dal proprio Ufficio economico su fonte Infocamere. Numeri che, secondo l’associazione, mostrano come la desertificazione commerciale non riguardi soltanto i negozi, ma sempre più anche bar e pubblici esercizi.

A Bolzano 35 bar in meno

Il fenomeno interessa direttamente anche il capoluogo. A Bolzano le imprese del servizio bar sono passate dalle 433 del 2019 alle 398 del 2025: 35 attività in meno, con una diminuzione dell’8,1%. La perdita di ricchezza associata al fenomeno nel territorio comunale viene stimata in circa 11 milioni di euro.

Dietro questi numeri, sottolinea Confesercenti, non ci sono soltanto imprese che cessano la propria attività. Quando si spegne l’insegna di un bar, un quartiere può perdere anche un luogo di incontro e socialità, un servizio raggiungibile a piedi e un punto di riferimento quotidiano.

Un caffè prima di andare al lavoro, l’incontro tra vicini o la presenza di una persona conosciuta dietro il bancone rappresentano infatti elementi della vita di un quartiere che vanno oltre la semplice attività economica.

«Si perdono anche presidi di sicurezza»

Confesercenti pone l’accento anche sul ruolo dei pubblici esercizi come presidi informali del territorio. Attività aperte, illuminate e frequentate contribuiscono alla presenza di persone nelle strade e possono rappresentare un punto di riferimento per chi si trova in difficoltà o in una situazione di pericolo.

La progressiva scomparsa di queste realtà, secondo l’associazione, rischia quindi di produrre conseguenze che interessano non soltanto l’economia, ma anche la qualità della vita e la percezione di sicurezza nei quartieri e nei paesi.

La chiusura delle attività ha inoltre ricadute sull’occupazione, sugli acquisti presso i fornitori e sul gettito fiscale, indebolendo progressivamente il tessuto economico locale.

In Italia scomparsi oltre 24mila bar

Il fenomeno assume dimensioni ancora maggiori a livello nazionale. Tra il 2019 e il 2025, secondo i dati diffusi da Confesercenti, in Italia sono scomparse 24.073 imprese del servizio bar, pari al 14,2% del totale.

L’impoverimento dei territori viene stimato in oltre 7,2 miliardi di euro.

L’Alto Adige mostra dunque una tenuta migliore rispetto alla media nazionale, ma il calo dell’11,8% resta significativo e coinvolge non soltanto Bolzano, ma anche la rete dei paesi e dei centri più piccoli.

Costi, consumi e difficoltà nel trovare personale

Tra le pressioni che stanno mettendo in difficoltà il settore, Confesercenti individua l’aumento dei costi di energia, materie prime, affitti e lavoro, insieme alla trasformazione delle abitudini di consumo e alla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie.

A pesare sono inoltre le difficoltà legate al ricambio generazionale, alla ricerca di personale e alla gestione degli adempimenti amministrativi.

Una combinazione di fattori che rende sempre più complesso mantenere aperta un’attività, soprattutto nei contesti dove i margini economici sono più ridotti.

Confesercenti: «Firmare per difendere le attività di prossimità»

In questo scenario si inserisce la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti per la rigenerazione urbana e il sostegno al commercio e ai servizi di prossimità.

L’iniziativa interessa direttamente anche bar, ristoranti e pubblici esercizi, considerati non soltanto generatori di occupazione e reddito, ma componenti essenziali della vita sociale dei centri urbani e dei paesi.

Confesercenti Alto Adige invita quindi gli operatori del settore a partecipare alla mobilitazione e a raccontare le proprie esperienze. L’appello viene rivolto anche ai cittadini, chiamati a sostenere la proposta di legge attraverso la raccolta firme, online oppure presso la sede dell’associazione.

L’obiettivo è contrastare un fenomeno che, anno dopo anno, rischia di cambiare il volto di città e paesi: meno attività di prossimità significa infatti non soltanto meno servizi e opportunità economiche, ma anche meno luoghi di incontro, socialità e presenza quotidiana sul territorio.

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