BOLZANO – Dieci secondi. È tutto il tempo che sarebbe bastato a una donna, al momento non identificata, per entrare in un negozio di via dei Bottai, prendere una radio esposta alla vendita e uscire con la merce nascosta nella borsa.
A ricostruire con precisione la sequenza è la titolare dell’attività, Duffek Therese Stuffer, che ha affidato alle immagini della videosorveglianza la documentazione dell’accaduto.
Il furto è avvenuto venerdì 4 settembre 2026. Alle 16:46:11, secondo quanto riferito dalla commerciante, la donna è entrata nel negozio. Ha quindi approfittato del momento in cui un dipendente era impegnato con un cliente, dirigendosi verso una radio JBL DAB Bluetooth di colore bianco, del valore di 149 euro, esposta per la vendita.
La dinamica, stando alla ricostruzione fornita dalla titolare, appare estremamente rapida. La donna avrebbe preso l’apparecchio e, una volta arrivata nei pressi dell’uscita, lo avrebbe nascosto nella borsa che portava con sé.
Alle 16:46:21 era già fuori dal negozio.
Un’intera sequenza, dall’ingresso alla sottrazione della merce fino all’allontanamento, consumata dunque in appena dieci secondi e, secondo la titolare, ripresa in maniera chiara dalle telecamere di videosorveglianza.
«Non sono i 149 euro il problema»
Ma per l’esercente il valore della radio rappresenta soltanto una parte della questione.
«Per noi il punto non è principalmente il valore commerciale di 149 euro», sottolinea Duffek Therese Stuffer. Il problema, spiega, riguarda soprattutto la crescente difficoltà per chi gestisce un’attività commerciale di difendersi da episodi che possono consumarsi in pochi istanti.
Una persona può entrare in un negozio, individuare la merce, approfittare di una distrazione, nascondere il prodotto e uscire. Tutto in pochi secondi. Dopo, però, inizia per il commerciante un’altra partita: documentare quanto accaduto, mettere a disposizione le immagini, ricostruire la dinamica e attivarsi affinché il fatto possa essere perseguito.
È proprio questo aspetto a sollevare la preoccupazione dell’esercente.
Il furto come «rischio d’impresa»?
La domanda posta dalla commerciante va oltre il singolo episodio.
Quanti furti di questo tipo deve ormai mettere in conto un’attività commerciale come una normale componente del rischio d’impresa?
E soprattutto: quanto può durare la fiducia degli esercenti nel fatto che anche i reati contro il patrimonio apparentemente meno gravi vengano comunque affrontati con la necessaria attenzione?
Per chi osserva la vicenda dall’esterno, 149 euro possono sembrare una cifra contenuta. Per un negozio, tuttavia, quel prezzo rappresenta merce acquistata, margine commerciale, costi di gestione e, soprattutto, il principio secondo cui ciò che viene esposto e messo in vendita dovrebbe poter rimanere tale senza trasformarsi in un bersaglio.
Il danno, insomma, non si esaurisce necessariamente nel valore riportato sul cartellino.
C’è il tempo dedicato a ricostruire l’accaduto, la gestione delle immagini delle telecamere, le eventuali denunce e il senso di vulnerabilità che può rimanere dopo un episodio del genere.
Dieci secondi per portare via una radio. Molto di più per un commerciante per gestire le conseguenze.
Ed è proprio questo, secondo la titolare, il vero peso di un furto apparentemente piccolo: non sono i 149 euro a stabilire quanto sia serio un furto. È il fatto che qualcuno abbia deliberatamente deciso di impossessarsi di ciò che non gli apparteneva, contando sulla rapidità dell’azione e sulla possibilità di farla franca.
