Sempre online, ma spesso in difficoltà quando si tratta di costruire relazioni professionali. È il paradosso che emerge da una ricerca pubblicata da LinkedIn: il 72% dei professionisti della Generazione Z dichiara di avere difficoltà nel fare networking e nel trasformare i contatti in occasioni concrete per la propria carriera.
Lo studio, condotto da Censuswide tra luglio e agosto 2026 su oltre 18.000 lavoratori in dodici Paesi, Italia compresa, e su circa 6.200 professionisti del marketing B2B, evidenzia un divario tra la familiarità con gli strumenti digitali e la capacità di utilizzarli per sviluppare relazioni professionali efficaci.
La paura di disturbare e il timore del giudizio
Tra i principali ostacoli incontrati dai giovani professionisti emergono soprattutto le insicurezze personali. Il 37% teme di disturbare contattando una persona del proprio settore, un altro 37% ha paura di essere giudicato e il 34% teme di apparire poco autentico.
A queste difficoltà si aggiunge la mancanza di un metodo: il 53% non sa da dove cominciare per costruire una rete di contatti, mentre il 52% fatica a trasformare una connessione virtuale in una relazione reale.
Il risultato è che molti giovani rimangono spettatori delle community professionali online, rinunciando a occasioni di confronto, consigli, presentazioni e opportunità lavorative.
Eppure, il networking può fare la differenza. Il 27% dei professionisti della Gen Z dichiara di aver trovato una nuova opportunità di lavoro proprio grazie a una rete professionale online. Secondo i dati riportati da LinkedIn, inoltre, i candidati che hanno un contatto all’interno di un’azienda hanno quasi sette volte più probabilità di essere assunti.
Il 64% non ha mai imparato a fare networking
Uno dei dati più significativi riguarda la formazione. Il 64% dei giovani professionisti afferma di non aver mai ricevuto indicazioni chiare su come costruire relazioni professionali, a chi rivolgersi e come avviare una conversazione senza risultare invadente.
Il networking viene spesso considerato una capacità spontanea, da acquisire con l’esperienza o semplicemente attraverso la presenza sulle piattaforme digitali. In realtà, saper creare e coltivare relazioni richiede competenze, pratica e fiducia.
A rendere il quadro ancora più interessante è la disponibilità delle generazioni più esperte: l’83% dei Millennial e della Generazione X si dichiara disposto ad aiutare chi è all’inizio della carriera, anche senza conoscerlo personalmente.
Si crea così un divario tra la disponibilità effettiva dei professionisti e la percezione dei giovani, che spesso rinunciano a fare il primo passo per paura di ricevere una risposta negativa.
Il problema riguarda anche i professionisti italiani
La difficoltà non interessa soltanto la Generazione Z. I dati italiani della ricerca, raccolti su un campione di 1.050 lavoratori, mostrano che l’82% considera la propria rete di contatti necessaria per orientarsi nel mondo del lavoro.
Tuttavia, il 42% ammette di non sapere come trasformare un contatto in una relazione significativa e il 38% non sa da dove iniziare. Solo il 26% dedica tempo con regolarità alla propria rete professionale.
Anche l’utilizzo di LinkedIn evidenzia un comportamento prevalentemente passivo: il 56% degli italiani si limita a scorrere i contenuti senza interagire. Tra i giovani della Gen Z, la percentuale sale al 68%.
La piattaforma diventa così una vetrina osservata da molti, ma utilizzata attivamente da una parte più limitata degli utenti.
Negli ultimi sei anni, tuttavia, la Generazione Z ha aumentato del 17% il ritmo con cui crea nuove connessioni, mentre Millennial e Gen X hanno registrato una contrazione rispettivamente del 18% e del 27%.
Il valore del networking è riconosciuto da tutte le fasce d’età, anche se con intensità differenti: lo considera fondamentale il 93% della Gen Z, l’86% dei Millennial, il 79% della Gen X e il 68% dei Baby Boomer.
Dalle connessioni digitali alle relazioni reali
Superare la paura di esporsi e imparare a costruire relazioni autentiche è l’obiettivo al centro di Inspire Day, evento italiano dedicato al networking B2B e alle relazioni professionali attraverso LinkedIn.
La quarta edizione è in programma a Milano il 28 e 29 gennaio 2027. L’iniziativa punta a favorire il confronto tra professionisti, aziende, creator ed esperti attraverso interventi, masterclass e momenti di networking guidato.
«Il networking si impara come qualsiasi altra competenza professionale: con metodo, esempi e pratica», spiega Alessandro Gini, LinkedIn Certified Marketing Expert, founder di up4business e co-ideatore dell’evento insieme a Benedetta Consorti, founder di b.links creativity management.
Secondo Gini, chi ha già costruito una rete professionale ha anche la responsabilità di renderla accessibile a chi muove i primi passi. L’obiettivo è creare occasioni in cui le persone che si conoscono attraverso i social possano incontrarsi, confrontarsi e trasformare un semplice contatto in una relazione duratura.
La ricerca mette in luce una questione che va oltre l’utilizzo di una singola piattaforma: essere connessi non significa necessariamente saper costruire relazioni. In un mercato del lavoro in cui le competenze digitali sono sempre più diffuse e l’intelligenza artificiale sta modificando i processi di selezione, la capacità di entrare in contatto con gli altri, coltivare fiducia e creare collaborazioni resta una competenza decisiva.
Il networking, dunque, non è soltanto una questione di numeri o di contatti accumulati online, ma un’attività da coltivare nel tempo, attraverso l’ascolto, il confronto e la disponibilità a fare il primo passo.
