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Il Papavero compie 18 anni: oltre 200 volontari e 53.700 ore donate

by Massimiliano Maglione

L’associazione bolzanina traccia il bilancio dell’attività dal 2008 a oggi. Oltre 412 mila euro investiti per accoglienza, formazione, benessere dei pazienti e miglioramento degli spazi. La presidente Mara Zussa: «Dietro ogni numero ci sono persone, volti e incontri»

BOLZANO – Più di 200 volontari coinvolti nel corso degli anni, 53.700 ore di volontariato documentate nell’ultimo decennio e oltre 412 mila euro destinati all’accoglienza, alla formazione, al benessere dei pazienti e al miglioramento degli spazi e delle dotazioni. Sono alcuni dei numeri con cui Il Papavero – Der Mohn ODV celebra i suoi 18 anni di attività e guarda già al traguardo del ventennale, previsto nel 2028.

Un bilancio che racconta un percorso iniziato nel 2008 e sviluppatosi attorno a un obiettivo preciso: sostenere le persone malate e le loro famiglie, affiancare i professionisti e contribuire alla diffusione della cultura delle cure palliative in Alto Adige.

«Mettere insieme questi dati ha suscitato in noi un’emozione profonda – sottolinea la presidente Mara Zussa – perché dietro ogni numero ci sono persone, volti, incontri, giornate trascorse accanto ai pazienti e alle loro famiglie. Siamo orgogliosi della crescita del Papavero e della sua capacità di trasformarsi negli anni senza perdere la propria identità».

Oltre 200 volontari in 18 anni

Il cuore dell’associazione sono i volontari. Attraverso i dati relativi ai percorsi formativi sono state individuate più di 175 persone che si sono avvicendate nel corso degli anni. A queste si aggiungono almeno altre 25 persone che avevano iniziato a prestare servizio nei primi anni, quando non esisteva ancora un percorso formativo strutturato.

Il numero complessivo supera quindi quota 200 volontari. Attualmente sono 66 le persone impegnate nelle diverse attività: dal servizio in Hospice all’accompagnamento e all’ascolto, dal sostegno alle famiglie alle iniziative pubbliche, fino alla raccolta fondi e alla sensibilizzazione.

Dal 2016 al 2025 sono state registrate 53.700 ore di volontariato, una media di 5.370 ore all’anno, pari a quasi 103 ore ogni settimana. Un dato che, tradotto simbolicamente, equivale a oltre sei anni di presenza ininterrotta, 24 ore su 24.

Il dato complessivo è probabilmente ancora maggiore, considerando che per gli anni precedenti al 2016 sarebbe necessario ricostruire manualmente registri e presenze.

«Le 53.700 ore che abbiamo potuto documentare non sono semplicemente ore lavorate gratuitamente – spiega Zussa – ma tempo donato, ascolto, attenzione e vicinanza. Il volontario non sostituisce medici, infermieri o altri professionisti: porta una presenza umana complementare, capace di aiutare la persona e la famiglia a non sentirsi sole».

Quasi 3.000 adesioni annuali

Anche il dato relativo ai soci racconta il rapporto tra l’associazione e il territorio. Dal 2008 al 2025 sono state registrate complessivamente 2.987 adesioni annuali, con una media di circa 166 soci all’anno.

Il numero più alto è stato raggiunto nel 2012, con 293 soci. Nel 2008 erano 216, diventati 231 nel 2009 e 273 nel 2010. Dopo il picco del 2012, le adesioni hanno registrato oscillazioni negli anni successivi, fino ai 116 soci del 2024 e ai 146 del 2025, con una crescita di circa il 26% in un anno.

Le quasi 3.000 adesioni non corrispondono naturalmente ad altrettante persone differenti, ma rappresentano la somma delle iscrizioni annuali. Il dato evidenzia anche un fisiologico ricambio tra coloro che si avvicinano all’associazione, spesso dopo un’esperienza personale legata alle cure palliative.

Oltre 412 mila euro per accoglienza e qualità delle cure

Dal 2008 al 2025 Il Papavero ha sostenuto numerosi interventi destinati a migliorare l’accoglienza e la qualità della vita all’interno dell’Hospice.

Sono stati destinati 90.859 euro all’acquisto di caffè, caramelle, dolci e altri prodotti di conforto e ospitalità. Una voce apparentemente semplice, ma che nella quotidianità dell’Hospice contribuisce a creare momenti di normalità e relazione.

Oltre 32.500 euro sono stati investiti nella formazione del personale, mentre 65.329 euro sono stati destinati a percorsi di musicoterapia e shiatsu.

Altri 13.500 euro hanno permesso di acquistare piante e decorazioni per rendere gli ambienti più accoglienti. La voce più consistente riguarda invece gli arredi, con oltre 164 mila euro investiti.

Circa 46 mila euro sono stati inoltre destinati a piccole attrezzature, tra cui ventilatori, umidificatori e altri strumenti utili al comfort quotidiano.

La somma complessiva di queste voci supera quindi i 412 mila euro.

Automobili, biciclette elettriche e apparecchiature sanitarie

Nel corso degli anni l’associazione ha contribuito anche al potenziamento delle dotazioni dell’Hospice e dei servizi di cure palliative.

Tra le attrezzature acquistate figurano due gruppi da 12 televisori, per un totale di 24 apparecchi, oltre a due automobili e sei biciclette elettriche a supporto degli spostamenti e dell’attività dei servizi.

Sono stati inoltre messi a disposizione due ecografi portatili, un monitor multifunzione per la rilevazione di parametri come pressione, saturazione e temperatura, un dispositivo Syren Plus per l’igiene dei pazienti allettati, materassi antidecubito, poltrone a rotelle e altre attrezzature.

«Ogni acquisto è nato da un bisogno concreto – spiega la presidente – e dal confronto con chi lavora ogni giorno nelle cure palliative. A volte si è trattato di un’apparecchiatura sanitaria importante, altre volte di un ventilatore, di una pianta o di una poltrona. Sono interventi molto diversi, ma tutti rispondono alla medesima domanda: che cosa possiamo fare per rendere più dignitosa, confortevole e umana la vita della persona e dei suoi familiari?».

La risposta della comunità altoatesina

Una parte importante della storia del Papavero è legata alla partecipazione della comunità. Donazioni, eventi, adesioni e collaborazioni con associazioni, imprese, scuole, enti e cittadini hanno permesso di sostenere progetti e attività.

«Bolzano e tutto il territorio altoatesino hanno sempre dimostrato un affetto straordinario nei confronti del Papavero – sottolinea Zussa –. Ogni volta che abbiamo chiesto alla comunità di esserci, la risposta è arrivata. A volte attraverso una donazione, altre con la partecipazione a una camminata, a un convegno o a una raccolta firme».

Un momento particolarmente significativo risale al 2011, quando una raccolta firme a sostegno dell’Hospice portò alla raccolta di 24.707 sottoscrizioni, grazie anche alla collaborazione di numerose associazioni.

Dalla mostra a Patch Adams: parlare di cure palliative

L’attività dell’associazione non si è limitata al sostegno concreto dell’Hospice. Nel corso degli anni Il Papavero ha promosso numerose iniziative per portare il tema delle cure palliative al di fuori degli spazi sanitari.

Tra gli appuntamenti più significativi la mostra fotografica “Noch mal leben – Vivere ancora”, ospitata nel 2010, il progetto “Voci di corridoio” realizzato con il liceo Carducci, il convegno della Società Italiana di Cure Palliative e il flash mob “Illuminiamo la fine del giorno”.

Nel 2018 è arrivato a Bolzano anche Patch Adams, protagonista del convegno “In-vita un sorriso”, dedicato al valore della relazione, dell’ascolto e della capacità di riconoscere la persona prima della malattia.

Dal 2011 al 2019 si sono inoltre svolte nove edizioni di SportiVIVAmente, manifestazione nata per sensibilizzare la popolazione sulle cure palliative attraverso lo sport e la partecipazione.

Lo sguardo è già al 2028

Il bilancio dei 18 anni rappresenta anche un punto di partenza verso il ventennale del 2028. L’associazione sta proseguendo il lavoro di ricostruzione della propria storia, recuperando anche i dati ancora mancanti, in particolare quelli relativi agli anni precedenti al 2016.

«Il ventennale non dovrà essere soltanto una celebrazione – conclude Mara Zussa – ma un’occasione per ringraziare, ricordare e guardare avanti. Vogliamo ringraziare i volontari di ieri e di oggi, i soci, i professionisti, le istituzioni, le associazioni e tutte le persone che ci hanno sostenuto».

E il messaggio che accompagna questo percorso resta quello della cura e della presenza: «Il risultato di cui siamo più orgogliosi non è un numero: è la fiducia che il territorio continua a riporre nel Papavero».

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